mercoledì 29 luglio 2026

La mia Isola (La Sicilia non è un'Isola, ma un Continente) di Fabrizio Avena

 

Lasciare la terra d’origine è doloroso e nell’animo umano resta un sapore di amaro che non sempre (direi mai) viene dimenticato.

Quando poi questi sentimenti sono propri di Fabrizio Avena (palermitano di origine, ma veronese d’adozione), nasce, imperiosa, l’esigenza di documentare, ricordare, descrivere ciò che è ancora parte di lui e della sua arte.

In questo lavoro emerge l’amore per la propria terra d’origine e, attraverso la fotografia, la testimonianza di luoghi che non saranno mai dimenticati.

L’autore ci propone la sua opera partendo dalla Valle dei Templi di Agrigento (antica Akragas), proseguendo per Sciacca con il suo mare e le ceramiche, Palermo e le sue bellezze artistiche , il Duomo di Cefalù e quello di Monreale (con il Cristo Pantocratore), le città archeologiche sul Monte Jato e Himera, con escursione in tutte le Province siciliane, soffermandosi in tutte per documentare la storia e le bellezze della sua (nostra) Isola,

Un viaggio interessante che attraverso le foto, si trasforma in storia per narrare le civiltà che hanno, nei secoli, contaminato l’isola contribuendo ad arricchire le coscienze e la cultura degli indigeni.

Le foto in bianco e nero si alternano a quelle a colori per una migliore lettura delle immagini pubblicate.

Uno splendido lavoro, dedicato interamente alla sua Isola (che nel suo essere Isola rimane un Continente), che esalta l’ingegno di Fabrizio Avena, maestro di fotografia.


                                                                            Giuseppe Romano

Malcesine, 29/07/2026

lunedì 27 luglio 2026

L'Adige e la sua Verona di Fabrizio Avena

 

L’Adige, secondo fiume italiano dopo il Po, nasce presso il Passo Resia nell’Alta Val Venosta, attraversa la Provincia di Bolzano e, dopo avere bagnato le Province di Trento, Verona, Padova, Rovigo e Venezia, sfocia nell’Adriatico per una lunghezza di circa 410 Km.

L’attenzione di Fabrizio Avena, fotografo di origine siciliana, ma veneto d’adozione, si sofferma sul fiume che attraversa la sua Verona per descrivere con le sue foto gli angoli nascosti e suggestivi, i ponti, le rive e, pescando negli Archivi Pubblici, i disastri subiti dalla Città a seguito di inondazioni che hanno causato a volte il mutamento delle strutture rimaste coinvolte.

Si evince dalle foto la forza del fiume e la bellezza del paesaggio, la flora che vive in simbiosi con l’acqua, il connubio tra la città e la periferia attraversata dalle stesse acque.

Il bianco e nero e il colore tenue delle foto si alternano per porre in evidenza la luce e le ombre di luoghi che, con la fotografia di Fabrizio Avena, si presentano nella loro bellezza artistica e umana. Alcuni primi piani servono a presentarci la bellezza dei fiori presenti nel territorio con in lontananza, quasi mimetizzati nella nebbia, i ponti che servono per collegare le sponde del fiume.

Il solito, splendido lavoro di Fabrizio Avena che testimonia la sua bravura interpretativa nel fissare i luoghi da lui fotografati.


                                                                               Giuseppe Romano

Malcesine, 27/07/2026

giovedì 16 luglio 2026

Mura e bastioni di Verona di Fabrizio Avena

 

Vivere una città è importante. Conoscerla per le sue origini e per la sua storia necessario per poterla presentare al visitatore che, magari per la prima volta, si trova ad ammirare i suoi monumenti, le sue strade, le sue mura.

E’ quello che fa, magistralmente, nel suo nuovo lavoro, Fabrizio Avena, fotografo di origini palermitane che vive e lavora a Verona.

Con “Mura e bastioni di Verona” Avena ci consente, attraverso le sue immagini, di conoscere la Città di Verona, le Mura, i Bastioni che ne hanno garantito nei secoli la sicurezza.

Con la consueta descrizione storica (corollario di ogni singola foto), l’autore ci presenta le tante “Porte” che consentono l’ingresso alla Città, Vicolo del Pallone, i Bastioni della Maddalena, il Castello di San Felice ed altro ancora, con una analisi completa sulle origini e sui momenti storici vissuti dai monumenti.

La fotografia viene presentata alternativamente a colori (colori tenui che valorizzano i monumenti fotografati) e il bianco e nero che più profondamente fanno risaltare il gioco delle ombre.

Un lavoro magnifico che esalta la bravura dell’autore e la bellezza dell’opera nella sua interezza.


                                                                     Giuseppe Romano

Malcesine, 14/07/2026

lunedì 13 luglio 2026

Il nodo

 

Parole, sguardi ed i silenzi

a cementare quel nodo che

allacciava morigerati corpi.


Uno dopo l’altro i giorni e

le notti con il nodo saldato

a trattenere lacrime amare

per non ricordare tramonti;

il sole occultato dai monti.


E il nodo lottava con paura.


Improvviso il lamento di un

passero a rammentare vacue

certezze e il tempo evaporato

tra sentieri intricati della vita.


Temporali estivi, imbevuti di

violenza, mutavano gli amori

con il nodo turbato dal vento

che fuggiva e liberava i corpi

destinati a vagare desolati tra

le correnti di insicuri oceani.


Un nodo sciolto tra le lacrime,

i ricordi e gli attimi scippati al

mondo per raggirare l’aria e la

normalità che vive nella nebbia.


                          Giuseppe Romano


13/07/2026







martedì 30 giugno 2026

Verona - Centro Storico tra Vicoli e Palazzi di Fabrizio Avena

 

Fabrizio Avena, fotografo siciliano che vive e lavora a Verona, con questa opera ci prende per mano e ci accompagna, con le sue foto, attraverso il centro storico di Verona con i suoi vicoli e i suoi antichi palazzi.

Un viaggio che evidenzia questi vicoli e palazzi nella loro bellezza artistica ed in momenti particolari: la solitudine.

L’autore, infatti, ha fissato le immagini nell’attimo in cui l’oggetto fotografato era solo con se stesso, in un silenzio che nasconde le grida di chi ha vissuto e vive in questi luoghi, raccontando il tempo che scorre inesorabile senza soluzione di continuità.

Ogni luogo fotografato è descritto e argomentato, narrandone le origini, la loro storia, le famiglie antiche che hanno contribuito a realizzare i vari palazzi.

Emergono, pertanto, particolari che servono a rendere manufatti immortalati nelle foto artisticamente validi affinché il lettore possa rimanere incantato non solo dalle foto, ma anche dalla storia e dai personaggi che hanno vissuto nei palazzi.

Per ultimo, ma non ultimo, oggetto delle foto è il simbolo che ha reso celebre Verona in tutto il mondo: l’Arena.

Anfiteatro romano, situato nel centro storico di Verona, teatro lirico per eccellenza, ospita le stagioni liriche estive oltre che eventi di caratura internazionale.

Un plauso a Fabrizio Avena per la consueta e certosina ricerca delle bellezze architettoniche che valorizzano la città di Verona.

                                                                              Giuseppe Romano

Malcesine, 30/06/2026

venerdì 26 giugno 2026

Concerto al lido

 

Si fondono note di violino e piano

con la musica che nasce spontanea

dall’acqua cullata da venti leggeri.

                               

Il dio sole stira le membra assopite

ma non palesa sornione i suoi dardi

dal Baldo certo incantato dalle note

che mani sapienti regalano all’etere.


Raggiunge i cuori di tutti gli astanti

il suono che avvolge spazi incantati

col respiro sospeso e silente e bimbi

in ascolto in attesa di giochi proibiti.

 

                                  Giuseppe Romano


26/06/2026


Concerto all’alba.

Lido Sopri Malcesine.

Violino Mjlla Franetovich

Pianoforte Stefano Zeitler 

 

                                                                   

 

                                                           


martedì 16 giugno 2026

Il vento dell'Est

 

Tra le pieghe del mio corpo fruscii

leggeri stordivano la mente oramai

satura di immagini e parole, giorno

dopo giorno, raccattate lungo le vie

attraversate dal mio fragile essere.


Le vie tracciate immuni da ostacoli

per riassicurare verginità all’anima.


Improvviso, il vento dell’Est cinge

impetuoso, trafigge carne e anima,

infrange le certezze del tuo mondo.


Una luce di smeraldo, acquietato il

vento, dona linfa a un’anima persa.


                              Giuseppe Romano


16/06/2026



sabato 13 giugno 2026

Serata


                                                   Osservo questi volti con letizia.


Voci confuse seguono l’arcano

con la nebbia che anela il sole.


Amici rincorrono l’avvenire

spendendo ore per rinsaldare

intese da non logorare a notte.


Navene e Benaco, accarezzati

dalla luna, vegliano su anime

che sollevano calici all’incerto

domani nell’attesa di luminosi

giorni avulsi da tortuose strade.


                        Giuseppe Romano


12/06/2026


Serata con gli Amici di Navene


 

venerdì 5 giugno 2026

"Tra terra, Acqua e Cielo" di Fabrizio Avena.

 

Venezia, Città Universale, è da sempre al centro delle attenzioni degli Umani per le sue particolari caratteristiche strutturali.

Con i canali, i palazzi, i giardini, le Chiese, è rimasta uguale a se stessa da secoli, miraggio di innamorati che l’attraversano estasiati sulle gondole, mirando l’acqua e il cielo.

E’ di tutto ciò che Fabrizio Avena, fotografo palermitano che abita e lavora a Verona, ci parla nelle sue foto.

In questo nuovo lavoro la sua curiosità di osservatore è mirata alle tante chiese che arricchiscono Venezia, tutte con la loro storia e bellezza artistica.

Il suo viaggio inizia dalla Chiesa Santa Maria di Nazareth, alla Chiesa dei Santi Simeoni e Giuda, alla Chiesa di Santa Maria del Giglio e a tante altre, fino alla Basilica di San Marco, Duomo della Città e simbolo stesso di Venezia.

La mano di Fabrizio, accompagnato dalla sua macchina fotografica, fissa, delle Chiese, particolari e strutture, alternando il colore e il bianco-nero, evidenziando particolari non percepibili ad una visione sommaria e non analitica.

L’autore correda le foto con una precisa descrizione sulle origini e sui materiali utilizzati nella loro costrruzione, svelandoci i periodi storici in cui le chiese sono state realizzate.

Un interessante lavoro a testimoniare la validità e il talento di Fabrizio Avena che ci fa immergere nella storia, nella civiltà, nel tempo che ci travolge, ma non dimentica il vissuto.                    

                                                                             Giuseppe Romano

Malcesine, 27/05/2026

lunedì 1 giugno 2026

Ottanta

Raccolgo le fila del mio essere,

rivedo la luce col lampione e la

terra, a volte arida a volte umida,

che dà la vita all’albero di cedro e

al gelso che, maestoso e ombroso,

custodisce la strada sterrata e l’aia,

pronta ad ascoltare parole vane che

non riempiono domani da scoprire.

Il mio corpo non ancora deputato

a mirare stelle, eppure già nutrito

da mia madre con sforzo e amore.

Solo città dirute dalla guerra, morti

ancora da contare sul suolo amico,

nazione da fondare e la speranza di

vedere l’alba con la fine dell’inferno.

Ma dalle macerie sorge sempre il sole;

il popolo, chiamato a decidere il futuro

con il voto, segnava una nuova linea di

nazione e con le donne, che ci donano

la vita e ci proteggono, a partecipare in

massa la prima volta con anima gioiosa.

Un mesetto dopo nascevo anch’io, suono

delle campane a festa per Santa Rosalia e

un bimbo nato da una madre appena sposa

e la prole di una donna in cielo da accudire.

Per intanto la Repubblica cresceva a passi

lenti per rimarginare le ferite, non scordare

la storia, piantare il sacro seme della pace.

Crescevo e imparavo lento le parole, terre

lontane facevano parte del mio mondo e la

vita assaporava lacrime di gioia e di dolore.

Giorni e notti in alternanza, luci e ombre si

danno il cambio indifferenti agli umori che

investono sempre anime dannate e amabili.

La Repubblica e l’emigrante che insegue la

speranza del vivere normale, in compagnia

del vento e della pioggia, con la neve e con

sole a giorni alterni, conquistano anno dopo

anno ottanta primavere che sanno di vissuto,

di speranza e di futuro da vivere con i sogni

della notte, liberi dal buio che navi, condotte

da finti timonieri, le ciglia finte ad incantare

il mondo, disseminano alla deriva senza meta.


                                   Giuseppe Romano


1/06/2026


Il 2/06/2026 l’Italia festeggia

Ottant’anni ed io dopo un mese e mezzo.


lunedì 18 maggio 2026

Università in gita!

 

UNIVERSITA’ DEL TEMPO LIBERO

MALCESINE – PALAZZO DEI CAPITANI


ANNO ACCADEMICO 2025-2026


- Università in gita!

Relatore: Prof.ssa Donatella Danieli.


Con la fine dell’Anno Accademico 2025-2026, programmato dalla Università Popolare di Verona e svoltosi a Malcesine – Palazzo dei Capitani, si è aperta una nuova fase per il gruppo che ha seguito, nel tempo, i relatori che si sono susseguiti e che hanno trattato i vari temi affrontati nell’anno (letteratura, arte, scienza, ecc.).

Per rendere più interessante e più completo il percorso intrapreso dai partecipanti ai corsi, la Dott.ssa Emanuela Barzoi, consigliere con delega alla cultura per il Comune di Malcesine, ha organizzato il 15/05/2026 una visita ad alcune antiche chiese della Provincia di Verona per ammirarne le bellezze architettoniche e storiche al fine di integrare quanto relazionatoci durante le varie lezioni effettuate nell’anno.

Con la preziosa consulenza della Prof.ssa Donatella Danieli, abbiamo, pertanto, avuto l’opportunità di ammirare alcuni monumenti che rappresentano la storia e l’arte italiana nel mondo.

Il primo monumento oggetto di visita è stato l’Abbazia di San Pietro, nonché Chiesa Parrocchiale di Villanova, frazione del Comune di San Bonifacio in Provincia di Verona e diocesi di Vicenza.

L’attuale chiostro monastico, rimaneggiato nel XVIII secolo, conserva all’interno della muratura, le arcate gotiche dei lavori voluti dall’abate Guglielmo da Modena nel XV secolo. Nella sala capitolare sono emerse due bifore datate alla fine delll’XI secolo; nel lato meridionale si trova il refettorio con annesso lavatoio e la cucina all’angolo sud-ovest. Nel piano terra, lato occidentale, vi era il deposito di prodotti alimentari, mentre sopra c’è la foresteria, l’ex dormitorio dei monaci e lo “Scriptorium”, vero e proprio laboratorio medievale in cui si impara l’arte della calligrafia, dove si offrono percorsi per le scuole e corsi per adulti incentrati sulle antiche tecniche di scrittura e sulla storia dei codici medievali.

Questi corsi di calligrafia sono seguiti dal pittore sanbonifacese Piergiorgio Ferrarese che, durante l’incontro, ci ha spiegato la tecnica che consente la scrittura gotica rotonda utilizzando il foglio con le righe e l’uso delle due matite accoppiate. All’interno dello Scriptorium sono esposti alcuni testi rilegati con copertina artigianale a mano, attrezzi per la scrittura (dal calamaio, alla penna d’oca, alle cannucce con i pennini) e altri utilizzati per l’incisione, nonché un telaio per la cucitura a mano dei libri, quadri e opere in stile medievale.

La passione per la conservazione della memoria di una attività che necessitava pazienza, sacrificio e ore di lavoro da parte degli amanuensi, mi ha ispirato la poesia “Amanuense”:


Amanuense


L’amanuense fissa parole

su una pergamena bianca.


Il tempo tramanda storie,

tomi profumano d’antico

con il cielo che dispensa

lacrime da gonfie nuvole.


Salvifiche preghiere,

per mondare l’anima,

irradiano arcani globi.

Tutto il complesso è stato recentemente restaurato e ospita il Museo geopaleontologico “Giuseppe della Tomba”, il Museo storico-archeologico e d’arte sacra, il Museo reperti bellici e delle Guerre Mondiali e il Museo arti e mestieri della Civiltà Contadina.

L’interno della chiesa si presenta a tre navate, con pilastri e colonne alternati, la copertura originale a capriate è stata coperta, nel XVII secolo, dalle volte ancora esistenti.

I capitelli sono quasi tutti di epoca romana e verso la fine del XVII secolo furono aggiunte alcune opere di gusto barocco, mentre su una colonna della navata centrale (la prima a sinistra, entrando dall’ingresso) è incisa una figura a forma di sandalo: è il “sandalo del pellegrino”.

Partendo da sinistra rispetto all’ingresso è esposta la pala d’altare raffigurante San Bernardo Tolomei, fondatore degli Olivetani, a cui appare la Beata Vergine Maria col Bambino, opera attribuita al pittore veronese Giovanni Murari

Nella navata di destra vi è un ciclo di affreschi, rimesso in luce nel 1935, raffigurante la “Vita di San Benedetto” con i suoi miracoli, la morte e i suoi funerali. A seguire l’altare di Sant’Agata attribuita al pittore Simone Brentana.

Nella fiancata meridionale della navata si apriva una serie di finestre romaniche sostituite da tre finestre a lunetta.

Il presbiterio è molto più alto rispetto alla navata e da lì si accede al campanile e alla sacrestia.

Sottostante al presbiterio e raggiugibile da due scale nelle navate laterali, l’ampia cripta (usata in passato come cantina),

sorretta da colonne e da un sistema di volte a crociera, dove si trova un sarcofago nel quale riposa il corpo del venerabile don Giuseppe Ambrosini.

Il campanile, addossato alla parete settentrionale della chiesa, è di base quadrata (8,7 metri a lato) con lo spessore dei muri che raggiunge i 2,5 metri.

L’Abbazia è stata edificata, probabilmente, nella seconda metà dell’XI secolo, lungo la Via Postumia ed è uno degli insediamenti monastici benedettini più importanti della regione.

Con il testamento del 1135, Alberto Sambonifacio dotò il monastero di estese proprietà che consentirono una vita serena ai benedettini che lo abitavano.

Il primo abate di cui si ha conoscenza è Uberto, della famiglia Sambonifacio e verso la fine del XII secolo il Vescovo di Verona e quello di Vicenza concessero all’abbazia i diritti di decima in un territorio che va da Caldiero a Locara, consentendole di raggiungere il suo l’apice per i vari possedimenti in varie località del veronese e anche del ferrarese e per la giurisdizione ecclesiale sulle chiese di San Nicola, San Vito, San Zeno e San Giovanni di Lorcara, di San Nicola a Bardolino e Chiesa di San Tommaso Cantuariense a Verona, nonostante nel 1195 il monastero avesse solo dieci monaci.

Dopo il Concilio di Trento ( 1545-1563) e l’abolizione delle commende, a Villanova arrivarono i benedettini Olivetani dell’Abbazia di Santa Maria in Organo di Verona che cominciarono a recuperare terreni e affitti usurpati, a vendere proprietà lontane e a ristrutturare e ampliare la corte rurale e gli edifici monastici.

Nel 1771 un decreto della Serenissima aboliva i monasteri con meno di dodici religiosi, pertanto, il monastero fu soppresso e il 21 settembre fu inviato un sacerdote a dirigere la parrocchia.

La chiesa divenne solo sede parrocchiale e fu privata delle proprietà terrriere, del complesso monastico, della corte rurale e della cripta.

Nel 1925 Don Gaetano Martinelli, parroco dal 1901 al 1935, riuscirà a riunire la cripta alla chiesa e a far tornare visibile, nel 1934, gli affreschi sulla vita di San Benedetto da Norcia, mentre il suo successore, Don Giuseppe Dalla Tomba, parroco dal 1939 al 1985, continuò l’opera di rinascita dell’abbazia con scoperte e recuperi ottenendo da Papa Pio XII il titolo di abate-parroco pro-tempore di Villanova nel 1949.

Conclusa la visita all’Abbazia di Villanova, nuova meta del viaggio è stato il Santuario Mariano dedicato alla Madonna della Strà (o chiesa di San Michele).

La pieve di San Michele sorge accanto ad una antica strada romana che conduceva da Verona ad Este, denominata Imperiale Berengaria, ma più conosciuta con il nome di Porcilana. Una lapide, che si trova a Verona presso il Museo Lapidario Maffeiano, ricorda l’anno della erezione della chiesa, il 1143, anche se gli storici dell’architettura romanica veronese nutrono dei dubbi se i lavori del 1143 siano stati un rifacimento o una nuova costruzione.

Attorno alla chiesa, ma anche nella stessa, sono presenti frammenti di costruzioni precedenti che fanno ipotizzare l’esistenza di una chiesa di età longobarda, sempre dedicata a San Michele, sorta su un edificio pagano, forse di natura funeraria. Questo dimostrerebbe qui come in altre località del veronese la funzione cimiteriale delle molte chiese dedicate all’Arcangelo venerato dai Longobardi.

Nel XIV secolo l’interno dell’edificio fu certamente decorato con affreschi, alcuni tuttora visibili, mentre al 1497 risale la collocazione della statua della Madonna della Strà, opera di Giovanni Zebellana.

La peste del 1630 uccise 280 persone a Belfiore e, cessata l’epidemia, a Belfiore i fedeli istituirono il 16 agosto 1630 la festa votiva di ringraziamento alla Madonna della Strà per la liberazione dal morbo.

La facciata della Chiesa, rivolta verso occidente, è a salienti ed è costituita da corsi alternati di tufo e di cotto.

Al centro della facciata è presente il portale rettangolare, protetto da un protiro pensile. Sopra quest’ultimo una bifora con archi a tutto sesto che dà luce alla navata centrale. La facciata è completata dai quattro spioventi in pietra calcarea con decorazione ad archetti pensili e una cornice a denti di sega. Nella facciata sono presenti cinque scodelle di maiolica, simboleggianti le cinque piaghe di Cristo, un unicum dell’architettura romanica veronese, mentre era elemento comune nelle facciate delle chiese longobarde e sembra attestare una influenza emiliana, come le marcolfe (volto umano scolpito su pietra, posto sopra l’uscio di casa o su un arco stradale in alcune zone dell’Appennino settentrionale). La zona dell’abside presenta materiali eterogei, mentre la parte inferiore dell’abside centrale e di quella meridionale è costituita da ciottoli di fiume alternati a corsi di tufo. Il campanile, addossato alla parete settentrionale della chiesa, presenta una pianta quadrata ed è di incerta datazione, con la copertura a pigna in laterizio e con agli angoli quattro pinnacoli.

Internamente la chiesa si presenta a tre navate chiuse da tre absidi e copertura a capriate lignee in quella centrale, ad unico spiovente nelle laterali. Le navate sono divise da tre colonne per parte alternate a due pilastri, le pareti sono a bolognini di tufo nella zona inferiore , mentre nelle parti alte vi è un’alternanza tra il tufo e i ciottoli disposti a spina di pesce con interessanti capitelli delle colonne in tufo preromanici. Su due pilastri sono presenti delle iscrizioni: sul penultimo pilastro a destra riferita ad Aberico di Zevio, in quella a sinistra dell’altare si ricordano l’esecuzione della statua della Madonna il giorno della sua incoronazione.

Nel penultimo pilastro un’epigrafe latina ricorda la vittoria dei veronesi sui mantovani il 26 giugno 1199 e la presa di Argenta da parte del condottiero scaligero Salinguerra.

Nella nicchia dell’altare maggiore, risalente al 1750, è collocata la statua della Madonna con Bambino, venerata col titolo di Madonna della Strà. Il simulacro, ligneo policromo, è opera dell’artista veronese Giovanni Zebellana che lo realizzò nel 1497, come scoperto grazie al restauro avvenuto tra il 1986 e il 1988 e promosso dalla Soprintendenza alle Belle Arti.

La visita a queste meraviglie del passato si è conclusa verso sera con il ritorno a casa ed un doveroso ringraziamento è d’obbligo a Donatella Danieli, ad Emanuela Barzoi e a Barbara Buttura, responsabile della Biblioteca del Comune di Malcesine, che hanno organizzato la gita e consentito di visitare luoghi testimoni del tempo che tramandano all’umanità l’arte e la civiltà dei popoli che ci hanno preceduto in questo mondo inquieto alla ricerca sempre di pace e di certezze.

                                                                Giuseppe Romano

Malcesine, 15 Maggio 2026


martedì 5 maggio 2026

Ascoltare il suono


Ascoltare il suono del mare

è rivivere la mia prima vita

vissuta in attesa che la luce

dei tuoi occhi e le tue labbra

agitassero corpo e mente del

povero viandante stordito da

foglie eccitate da cupi venti.

Mi si stringe il cuore quando

non posso incrociare la luce.


E l'ansia di saperti intenta ad

inseguire il tempo mi invade.

Sogno di incontrarti libellula

libera di arare giardini fioriti.


             Giuseppe Romano


5/05/2026

domenica 26 aprile 2026

Lago di Garda e i suoi Borghi.

 

Lago di Garda e i suoi Borghi” di Fabrizio Avena


Il Lago di Garda, oltre che ad essere il lago più grande d’Italia, è anche un luogo incantevole conosciuto soprattutto per le meraviglie del suo territorio e per gli innumerevoli borghi.

Per la sua conformazione orografica lambisce tre regioni d’Italia (Lombardia, Veneto, Trentino-Alto Adige) e gode di un clima che si può definire mediterraneo.

Nella sua continua ricerca alle bellezze artistiche d’Italia, Fabrizio Avena, fotografo di origine palermitana che vive e lavora a Verona, si avventura per il vasto territorio benacense (da Benaco, altro nome del Lago di Garda) e immortala con la sua arte fotografica gli angoli più belli e nascosti dei vari luoghi visitati da Sud a Nord, da Est a Ovest.

Fabrizio fotografa castelli e spiagge, vicoli e porti, reperti archeologici e il lago con le sue ombre, i colori, le diversità.

La fotografia, soprattutto in bianco e nero, evidenzia una bellezza onirica che sa cogliere attimi melanconici o silenti.

L’autore non omette alcun luogo e i suoi scatti ci consentono di ammirare tutti i paesi che si affacciano sul lago (da Peschiera a Malcesine, da Salò a Desenzano e Sirmione, da Lazise a Brenzone) e di tutti possiamo ammirare gli aspetti più vivi dei luoghi e la loro storia attraverso i castelli che valorizzano il territorio.

Un viaggio bellissimo di Fabrizio Avena che, come sempre, con la sua fotografia, fa rivivere storia, arte e civiltà dei popoli.

                                                                            Giuseppe Romano

Malcesine, 25/04/2026

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