martedì 18 agosto 2026

Tra Terra, Acqua e Cielo. (La storia, gli affreschi, le statue delle Chiese di Venezia) di Fabrizio Avena

 

Venezia è una città che non finisce mai di sorprendere il visitatore.

Le ricchezze delle opere presenti, l’immensità dei suoi personaggi, la varietà delle architetture che ha reso unica la città sono fonte di ispirazione per un artista come Fabrizio Avena che ha bisogno di vedere e impressionare con la sua fotografia tutto ciò che i suoi occhi percepiscono per trasmettere ai suoi estimatori le emozioni che lo coinvolgono, aiutato dalle sue origini palermitane pregne di cultura etrusca, greca, spagnola, araba.

Il lavoro oggetto delle sue ricerche riguarda le Chiese di Venezia, che lui ci presenta con dovizia di particolari, narrandocene le origini, l’architettura, la storia di Madonne e Capitelli.

La sua macchina fotografica spazia dalla Chiesa Santa Maria di Nazareth alla Chiesa dei Santi Simeone e Giuda a quella di Santa Maria del Giglio e alla Chiesa di San Mosè Profeta.

Il suo viaggio continua con la Chiesa di San Rocco e San Bartolomeo, non dimenticando la Chiesa di Santa Sofia, nonché quella di San Geremia e Santa Maria dei Miracoli fino alla Chiesa di Santa Maria Assunta, alla Chiesa di Santa Maria Maddalena e altre ancora.

Di tutte ci mostra gli esterni e gli interni, gli altari e i battisteri, le opere d’arte che fanno parte di ognuna di esse per concludere il suo viaggio con la Basilica di San Marco, emblema della Città di Venezia e dei veneziani tutti.

La fotografia di Fabrizio Avena si alterna tra lo splendido bianco/nero, che valorizza i soggetti fotografati con le luci e le ombre, ed il tenue colore che mette in risalto le cupole in oro o taluni aspetti delle opere anche all’interno delle chiese che meritavano maggiori attenzione.

Il maestro Avena ci presenta un’opera unica valorizzando con la sua fotografia un altro aspetto culturale di Venezia, arricchendo la conoscenza di una città che tutto il mondo ci invidia.

                                                                        Giuseppe Romano

Malcesine, 17/08/2026

sabato 8 agosto 2026

Canaletto e le mie fotografie di Fabrizio Avena

 

Venezia, città unica al mondo, è sempre stata fonte di ispirazione di artisti e visitatori.

Pittori, fotografi, scultori, hanno immortalato con le loro opere monumenti, paesaggi, la storia della città simbolo dell’Italia in tutto il mondo.

Giovanni Antonio Canal (1697 – 1760), detto Canaletto, con la sua pittura, dipinse Venezia trasmettendoci l’atmosfera, i colori, la luce della città, immortalando opere e luoghi particolari.

Cogliendo questo aspetto unico dei luoghi, Fabrizio Avena, fotografo siciliano di origine, ma veronese di adozione, in questa sua nuova raccolta di fotografie ci conduce per mano in un viaggio suggestivo immortalando momenti di Venezia che non saranno facilmente dimenticati con le sue chiese, i palazzi, i ponti, la maestosità del Canal Grande, con le attività in esso svolte (mercantili e sportive), le opere del Canaletto, la mobilità del visitatore e Piazza San Marco con l’immensa Piazza e il Campanile.

L’autore si sofferma sui lampioni e sulle gondole, simbolo di amore e intimità, per porre in evidenza l’indispensabilità umana che in tutti i continenti rappresentano la luce e i mezzi di trasporto, raccontandoci dei palazzi che si affacciano sul Canal Grande, tutti vetusti di storia e regalità.

Nelle sua arte Fabrizio Avena alterna colore (sempre tenue) e bianco/nero per evidenziare meglio le ombre, i riflessi nell’acqua con il ponticello che sembra capovolto, ed i palazzi, in inverno quasi nascosti dalla nebbia.

In molte foto si ha l’impressione che la Città sia immobile con le barche ancorate ai muri e con l’acqua che rimane fissata dallo scatto della macchina fotografica e, quando pensi che il viaggio sia giunto al termine, nuove immagini di Piazza San Marco, del Duomo, dei cavalli e del leone ti stordiscono.

Fabrizio, con una riflessione illuminante, ci rammenta che “Venezia può essere letale, ma apparentemente dismessa, profondamente subdola, inesorabilente misteriosa”.

Credo che con questa nuova opera Fabrizio Avena abbia colto nel segno consegnandoci Venezia nella sua completa essenza.

                                                                              Giuseppe Romano

Malcesine, 8/08/2026

mercoledì 5 agosto 2026

Inconscio


E’ troppo importante

per lasciarla andare.


Col rumore là fuori

che mi distoglie e la

luce che illude facendo

svanire la figura eterea,

i sensi non allineati.


Se chiudo gli occhi ritrovo

l’anima che circonda il mio

corpo e le parole, miele per

la melodia che mi penetra.

 

La strada, oramai breve, ancora

da attraversare evitando birilli

per non cadere tra le foglie aride.


Chiamo la vita per non restare al buio.


                                  Giuseppe Romano


5/08/2026





 

 

 

                             

mercoledì 29 luglio 2026

La mia Isola (La Sicilia non è un'Isola, ma un Continente) di Fabrizio Avena

 

Lasciare la terra d’origine è doloroso e nell’animo umano resta un sapore di amaro che non sempre (direi mai) viene dimenticato.

Quando poi questi sentimenti sono propri di Fabrizio Avena (palermitano di origine, ma veronese d’adozione), nasce, imperiosa, l’esigenza di documentare, ricordare, descrivere ciò che è ancora parte di lui e della sua arte.

In questo lavoro emerge l’amore per la propria terra d’origine e, attraverso la fotografia, la testimonianza di luoghi che non saranno mai dimenticati.

L’autore ci propone la sua opera partendo dalla Valle dei Templi di Agrigento (antica Akragas), proseguendo per Sciacca con il suo mare e le ceramiche, Palermo e le sue bellezze artistiche , il Duomo di Cefalù e quello di Monreale (con il Cristo Pantocratore), le città archeologiche sul Monte Jato e Himera, con escursione in tutte le Province siciliane, soffermandosi in tutte per documentare la storia e le bellezze della sua (nostra) Isola,

Un viaggio interessante che attraverso le foto, si trasforma in storia per narrare le civiltà che hanno, nei secoli, contaminato l’isola contribuendo ad arricchire le coscienze e la cultura degli indigeni.

Le foto in bianco e nero si alternano a quelle a colori per una migliore lettura delle immagini pubblicate.

Uno splendido lavoro, dedicato interamente alla sua Isola (che nel suo essere Isola rimane un Continente), che esalta l’ingegno di Fabrizio Avena, maestro di fotografia.


                                                                            Giuseppe Romano

Malcesine, 29/07/2026

lunedì 27 luglio 2026

L'Adige e la sua Verona di Fabrizio Avena

 

L’Adige, secondo fiume italiano dopo il Po, nasce presso il Passo Resia nell’Alta Val Venosta, attraversa la Provincia di Bolzano e, dopo avere bagnato le Province di Trento, Verona, Padova, Rovigo e Venezia, sfocia nell’Adriatico per una lunghezza di circa 410 Km.

L’attenzione di Fabrizio Avena, fotografo di origine siciliana, ma veneto d’adozione, si sofferma sul fiume che attraversa la sua Verona per descrivere con le sue foto gli angoli nascosti e suggestivi, i ponti, le rive e, pescando negli Archivi Pubblici, i disastri subiti dalla Città a seguito di inondazioni che hanno causato a volte il mutamento delle strutture rimaste coinvolte.

Si evince dalle foto la forza del fiume e la bellezza del paesaggio, la flora che vive in simbiosi con l’acqua, il connubio tra la città e la periferia attraversata dalle stesse acque.

Il bianco e nero e il colore tenue delle foto si alternano per porre in evidenza la luce e le ombre di luoghi che, con la fotografia di Fabrizio Avena, si presentano nella loro bellezza artistica e umana. Alcuni primi piani servono a presentarci la bellezza dei fiori presenti nel territorio con in lontananza, quasi mimetizzati nella nebbia, i ponti che servono per collegare le sponde del fiume.

Il solito, splendido lavoro di Fabrizio Avena che testimonia la sua bravura interpretativa nel fissare i luoghi da lui fotografati.


                                                                               Giuseppe Romano

Malcesine, 27/07/2026

giovedì 16 luglio 2026

Mura e bastioni di Verona di Fabrizio Avena

 

Vivere una città è importante. Conoscerla per le sue origini e per la sua storia necessario per poterla presentare al visitatore che, magari per la prima volta, si trova ad ammirare i suoi monumenti, le sue strade, le sue mura.

E’ quello che fa, magistralmente, nel suo nuovo lavoro, Fabrizio Avena, fotografo di origini palermitane che vive e lavora a Verona.

Con “Mura e bastioni di Verona” Avena ci consente, attraverso le sue immagini, di conoscere la Città di Verona, le Mura, i Bastioni che ne hanno garantito nei secoli la sicurezza.

Con la consueta descrizione storica (corollario di ogni singola foto), l’autore ci presenta le tante “Porte” che consentono l’ingresso alla Città, Vicolo del Pallone, i Bastioni della Maddalena, il Castello di San Felice ed altro ancora, con una analisi completa sulle origini e sui momenti storici vissuti dai monumenti.

La fotografia viene presentata alternativamente a colori (colori tenui che valorizzano i monumenti fotografati) e il bianco e nero che più profondamente fanno risaltare il gioco delle ombre.

Un lavoro magnifico che esalta la bravura dell’autore e la bellezza dell’opera nella sua interezza.


                                                                     Giuseppe Romano

Malcesine, 14/07/2026

lunedì 13 luglio 2026

Il nodo

 

Parole, sguardi ed i silenzi

a cementare quel nodo che

allacciava morigerati corpi.


Uno dopo l’altro i giorni e

le notti con il nodo saldato

a trattenere lacrime amare

per non ricordare tramonti;

il sole occultato dai monti.


E il nodo lottava con paura.


Improvviso il lamento di un

passero a rammentare vacue

certezze e il tempo evaporato

tra sentieri intricati della vita.


Temporali estivi, imbevuti di

violenza, mutavano gli amori

con il nodo turbato dal vento

che fuggiva e liberava i corpi

destinati a vagare desolati tra

le correnti di insicuri oceani.


Un nodo sciolto tra le lacrime,

i ricordi e gli attimi scippati al

mondo per raggirare l’aria e la

normalità che vive nella nebbia.


                          Giuseppe Romano


13/07/2026







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