lunedì 18 maggio 2026

Università in gita!

 

UNIVERSITA’ DEL TEMPO LIBERO

MALCESINE – PALAZZO DEI CAPITANI


ANNO ACCADEMICO 2025-2026


- Università in gita!

Relatore: Prof.ssa Donatella Danieli.


Con la fine dell’Anno Accademico 2025-2026, programmato dalla Università Popolare di Verona e svoltosi a Malcesine – Palazzo dei Capitani, si è aperta una nuova fase per il gruppo che ha seguito, nel tempo, i relatori che si sono susseguiti e che hanno trattato i vari temi affrontati nell’anno (letteratura, arte, scienza, ecc.).

Per rendere più interessante e più completo il percorso intrapreso dai partecipanti ai corsi, la Dott.ssa Emanuela Barzoi, consigliere con delega alla cultura per il Comune di Malcesine, ha organizzato il 15/05/2026 una visita ad alcune antiche chiese della Provincia di Verona per ammirarne le bellezze architettoniche e storiche al fine di integrare quanto relazionatoci durante le varie lezioni effettuate nell’anno.

Con la preziosa consulenza della Prof.ssa Donatella Danieli, abbiamo, pertanto, avuto l’opportunità di ammirare alcuni monumenti che rappresentano la storia e l’arte italiana nel mondo.

Il primo monumento oggetto di visita è stato l’Abbazia di San Pietro, nonché Chiesa Parrocchiale di Villanova, frazione del Comune di San Bonifacio in Provincia di Verona e diocesi di Vicenza.

L’attuale chiostro monastico, rimaneggiato nel XVIII secolo, conserva all’interno della muratura, le arcate gotiche dei lavori voluti dall’abate Guglielmo da Modena nel XV secolo. Nella sala capitolare sono emerse due bifore datate alla fine delll’XI secolo; nel lato meridionale si trova il refettorio con annesso lavatoio e la cucina all’angolo sud-ovest. Nel piano terra, lato occidentale, vi era il deposito di prodotti alimentari, mentre sopra c’è la foresteria, l’ex dormitorio dei monaci e lo “Scriptorium”, vero e proprio laboratorio medievale in cui si impara l’arte della calligrafia, dove si offrono percorsi per le scuole e corsi per adulti incentrati sulle antiche tecniche di scrittura e sulla storia dei codici medievali.

Questi corsi di calligrafia sono seguiti dal pittore sanbonifacese Piergiorgio Ferrarese che, durante l’incontro, ci ha spiegato la tecnica che consente la scrittura gotica rotonda utilizzando il foglio con le righe e l’uso delle due matite accoppiate. All’interno dello Scriptorium sono esposti alcuni testi rilegati con copertina artigianale a mano, attrezzi per la scrittura (dal calamaio, alla penna d’oca, alle cannucce con i pennini) e altri utilizzati per l’incisione, nonché un telaio per la cucitura a mano dei libri, quadri e opere in stile medievale.

La passione per la conservazione della memoria di una attività che necessitava pazienza, sacrificio e ore di lavoro da parte degli amanuensi, mi ha ispirato la poesia “Amanuense”:


Amanuense


L’amanuense fissa parole

su una pergamena bianca.


Il tempo tramanda storie,

tomi profumano d’antico

con il cielo che dispensa

lacrime da gonfie nuvole.


Salvifiche preghiere,

per mondare l’anima,

irradiano arcani globi.

Tutto il complesso è stato recentemente restaurato e ospita il Museo geopaleontologico “Giuseppe della Tomba”, il Museo storico-archeologico e d’arte sacra, il Museo reperti bellici e delle Guerre Mondiali e il Museo arti e mestieri della Civiltà Contadina.

L’interno della chiesa si presenta a tre navate, con pilastri e colonne alternati, la copertura originale a capriate è stata coperta, nel XVII secolo, dalle volte ancora esistenti.

I capitelli sono quasi tutti di epoca romana e verso la fine del XVII secolo furono aggiunte alcune opere di gusto barocco, mentre su una colonna della navata centrale (la prima a sinistra, entrando dall’ingresso) è incisa una figura a forma di sandalo: è il “sandalo del pellegrino”.

Partendo da sinistra rispetto all’ingresso è esposta la pala d’altare raffigurante San Bernardo Tolomei, fondatore degli Olivetani, a cui appare la Beata Vergine Maria col Bambino, opera attribuita al pittore veronese Giovanni Murari

Nella navata di destra vi è un ciclo di affreschi, rimesso in luce nel 1935, raffigurante la “Vita di San Benedetto” con i suoi miracoli, la morte e i suoi funerali. A seguire l’altare di Sant’Agata attribuita al pittore Simone Brentana.

Nella fiancata meridionale della navata si apriva una serie di finestre romaniche sostituite da tre finestre a lunetta.

Il presbiterio è molto più alto rispetto alla navata e da lì si accede al campanile e alla sacrestia.

Sottostante al presbiterio e raggiugibile da due scale nelle navate laterali, l’ampia cripta (usata in passato come cantina),

sorretta da colonne e da un sistema di volte a crociera, dove si trova un sarcofago nel quale riposa il corpo del venerabile don Giuseppe Ambrosini.

Il campanile, addossato alla parete settentrionale della chiesa, è di base quadrata (8,7 metri a lato) con lo spessore dei muri che raggiunge i 2,5 metri.

L’Abbazia è stata edificata, probabilmente, nella seconda metà dell’XI secolo, lungo la Via Postumia ed è uno degli insediamenti monastici benedettini più importanti della regione.

Con il testamento del 1135, Alberto Sambonifacio dotò il monastero di estese proprietà che consentirono una vita serena ai benedettini che lo abitavano.

Il primo abate di cui si ha conoscenza è Uberto, della famiglia Sambonifacio e verso la fine del XII secolo il Vescovo di Verona e quello di Vicenza concessero all’abbazia i diritti di decima in un territorio che va da Caldiero a Locara, consentendole di raggiungere il suo l’apice per i vari possedimenti in varie località del veronese e anche del ferrarese e per la giurisdizione ecclesiale sulle chiese di San Nicola, San Vito, San Zeno e San Giovanni di Lorcara, di San Nicola a Bardolino e Chiesa di San Tommaso Cantuariense a Verona, nonostante nel 1195 il monastero avesse solo dieci monaci.

Dopo il Concilio di Trento ( 1545-1563) e l’abolizione delle commende, a Villanova arrivarono i benedettini Olivetani dell’Abbazia di Santa Maria in Organo di Verona che cominciarono a recuperare terreni e affitti usurpati, a vendere proprietà lontane e a ristrutturare e ampliare la corte rurale e gli edifici monastici.

Nel 1771 un decreto della Serenissima aboliva i monasteri con meno di dodici religiosi, pertanto, il monastero fu soppresso e il 21 settembre fu inviato un sacerdote a dirigere la parrocchia.

La chiesa divenne solo sede parrocchiale e fu privata delle proprietà terrriere, del complesso monastico, della corte rurale e della cripta.

Nel 1925 Don Gaetano Martinelli, parroco dal 1901 al 1935, riuscirà a riunire la cripta alla chiesa e a far tornare visibile, nel 1934, gli affreschi sulla vita di San Benedetto da Norcia, mentre il suo successore, Don Giuseppe Dalla Tomba, parroco dal 1939 al 1985, continuò l’opera di rinascita dell’abbazia con scoperte e recuperi ottenendo da Papa Pio XII il titolo di abate-parroco pro-tempore di Villanova nel 1949.

Conclusa la visita all’Abbazia di Villanova, nuova meta del viaggio è stato il Santuario Mariano dedicato alla Madonna della Strà (o chiesa di San Michele).

La pieve di San Michele sorge accanto ad una antica strada romana che conduceva da Verona ad Este, denominata Imperiale Berengaria, ma più conosciuta con il nome di Porcilana. Una lapide, che si trova a Verona presso il Museo Lapidario Maffeiano, ricorda l’anno della erezione della chiesa, il 1143, anche se gli storici dell’architettura romanica veronese nutrono dei dubbi se i lavori del 1143 siano stati un rifacimento o una nuova costruzione.

Attorno alla chiesa, ma anche nella stessa, sono presenti frammenti di costruzioni precedenti che fanno ipotizzare l’esistenza di una chiesa di età longobarda, sempre dedicata a San Michele, sorta su un edificio pagano, forse di natura funeraria. Questo dimostrerebbe qui come in altre località del veronese la funzione cimiteriale delle molte chiese dedicate all’Arcangelo venerato dai Longobardi.

Nel XIV secolo l’interno dell’edificio fu certamente decorato con affreschi, alcuni tuttora visibili, mentre al 1497 risale la collocazione della statua della Madonna della Strà, opera di Giovanni Zebellana.

La peste del 1630 uccise 280 persone a Belfiore e, cessata l’epidemia, a Belfiore i fedeli istituirono il 16 agosto 1630 la festa votiva di ringraziamento alla Madonna della Strà per la liberazione dal morbo.

La facciata della Chiesa, rivolta verso occidente, è a salienti ed è costituita da corsi alternati di tufo e di cotto.

Al centro della facciata è presente il portale rettangolare, protetto da un protiro pensile. Sopra quest’ultimo una bifora con archi a tutto sesto che dà luce alla navata centrale. La facciata è completata dai quattro spioventi in pietra calcarea con decorazione ad archetti pensili e una cornice a denti di sega. Nella facciata sono presenti cinque scodelle di maiolica, simboleggianti le cinque piaghe di Cristo, un unicum dell’architettura romanica veronese, mentre era elemento comune nelle facciate delle chiese longobarde e sembra attestare una influenza emiliana, come le marcolfe (volto umano scolpito su pietra, posto sopra l’uscio di casa o su un arco stradale in alcune zone dell’Appennino settentrionale). La zona dell’abside presenta materiali eterogei, mentre la parte inferiore dell’abside centrale e di quella meridionale è costituita da ciottoli di fiume alternati a corsi di tufo. Il campanile, addossato alla parete settentrionale della chiesa, presenta una pianta quadrata ed è di incerta datazione, con la copertura a pigna in laterizio e con agli angoli quattro pinnacoli.

Internamente la chiesa si presenta a tre navate chiuse da tre absidi e copertura a capriate lignee in quella centrale, ad unico spiovente nelle laterali. Le navate sono divise da tre colonne per parte alternate a due pilastri, le pareti sono a bolognini di tufo nella zona inferiore , mentre nelle parti alte vi è un’alternanza tra il tufo e i ciottoli disposti a spina di pesce con interessanti capitelli delle colonne in tufo preromanici. Su due pilastri sono presenti delle iscrizioni: sul penultimo pilastro a destra riferita ad Aberico di Zevio, in quella a sinistra dell’altare si ricordano l’esecuzione della statua della Madonna il giorno della sua incoronazione.

Nel penultimo pilastro un’epigrafe latina ricorda la vittoria dei veronesi sui mantovani il 26 giugno 1199 e la presa di Argenta da parte del condottiero scaligero Salinguerra.

Nella nicchia dell’altare maggiore, risalente al 1750, è collocata la statua della Madonna con Bambino, venerata col titolo di Madonna della Strà. Il simulacro, ligneo policromo, è opera dell’artista veronese Giovanni Zebellana che lo realizzò nel 1497, come scoperto grazie al restauro avvenuto tra il 1986 e il 1988 e promosso dalla Soprintendenza alle Belle Arti.

La visita a queste meraviglie del passato si è conclusa verso sera con il ritorno a casa ed un doveroso ringraziamento è d’obbligo a Donatella Danieli, ad Emanuela Barzoi e a Barbara Buttura, responsabile della Biblioteca del Comune di Malcesine, che hanno organizzato la gita e consentito di visitare luoghi testimoni del tempo che tramandano all’umanità l’arte e la civiltà dei popoli che ci hanno preceduto in questo mondo inquieto alla ricerca sempre di pace e di certezze.

                                                                Giuseppe Romano

Malcesine, 15 Maggio 2026


martedì 5 maggio 2026

Ascoltare il suono


Ascoltare il suono del mare

è rivivere la mia prima vita

vissuta in attesa che la luce

dei tuoi occhi e le tue labbra

agitassero corpo e mente del

povero viandante stordito da

foglie eccitate da cupi venti.

Mi si stringe il cuore quando

non posso incrociare la luce.


E l'ansia di saperti intenta ad

inseguire il tempo mi invade.

Sogno di incontrarti libellula

libera di arare giardini fioriti.


             Giuseppe Romano


5/05/2026

domenica 26 aprile 2026

Lago di Garda e i suoi Borghi.

 

Lago di Garda e i suoi Borghi” di Fabrizio Avena


Il Lago di Garda, oltre che ad essere il lago più grande d’Italia, è anche un luogo incantevole conosciuto soprattutto per le meraviglie del suo territorio e per gli innumerevoli borghi.

Per la sua conformazione orografica lambisce tre regioni d’Italia (Lombardia, Veneto, Trentino-Alto Adige) e gode di un clima che si può definire mediterraneo.

Nella sua continua ricerca alle bellezze artistiche d’Italia, Fabrizio Avena, fotografo di origine palermitana che vive e lavora a Verona, si avventura per il vasto territorio benacense (da Benaco, altro nome del Lago di Garda) e immortala con la sua arte fotografica gli angoli più belli e nascosti dei vari luoghi visitati da Sud a Nord, da Est a Ovest.

Fabrizio fotografa castelli e spiagge, vicoli e porti, reperti archeologici e il lago con le sue ombre, i colori, le diversità.

La fotografia, soprattutto in bianco e nero, evidenzia una bellezza onirica che sa cogliere attimi melanconici o silenti.

L’autore non omette alcun luogo e i suoi scatti ci consentono di ammirare tutti i paesi che si affacciano sul lago (da Peschiera a Malcesine, da Salò a Desenzano e Sirmione, da Lazise a Brenzone) e di tutti possiamo ammirare gli aspetti più vivi dei luoghi e la loro storia attraverso i castelli che valorizzano il territorio.

Un viaggio bellissimo di Fabrizio Avena che, come sempre, con la sua fotografia, fa rivivere storia, arte e civiltà dei popoli.

                                                                            Giuseppe Romano

Malcesine, 25/04/2026

mercoledì 22 aprile 2026

Sciacca: La sua storia, il mare, i vicoli, le chiese e i monumenti di Fabrizio Avena.

 

Sciacca: La sua storia, il mare, i vicoli, le chiese e i monumenti” di Fabrizio Avena


E’ un viaggio intimistico che Fabrizio Avena, fotografo palermitano che lavora e opera a Verona, intraprende attraverso un territorio che è a lui caro, perché gli ricorda la giovinezza e i primi passi nella sua vita da adulto.

Con “ Sciacca: La sua storia, il mare, i vicoli, le chiese e i monumenti”, l’artista si immerge, con dovizia di particolari, nei luoghi che fanno di Sciacca, cittadina che sorge in Provincia di Agrigento e accarezza il Mare Mediterraneo (Mare Nostrum per eccellenza), una Città di cultura, di storia, di laboriosità.

L’autore, nel presentare la sua opera, ci informa sulla genesi della città, con particolare attenzione ai popoli che hanno fatto parte del territorio, contribuendo alla economia e al progresso culturale di una civiltà illuminante, dai Sicani, ai Siculi, fino agli arrivi dei Fenici e dei Greci, proseguendo la narrazione fino all’impero romano e alla conquista islamica.

Fabrizio Avena, con le sue foto, testimonia l’evoluzione del tempo, immortalando luoghi e simboli che hanno contribuito a rendere Sciacca un luogo da visitare e ammirare.

L’autore capta i colori del Mediterraneo, le luci e le ombre, i monumenti storici e i prodotti della terra (i fichidindia, gli uliveti, gli agrumeti) che caratterizzano la terra di Sicilia.

Il viaggio, attraverso i monumenti, le cattedrali, i vicoli di Sciacca, presenta una città viva e piena di storia, con le sue “Porte” che consentono l’entrata e l’uscita dalla città delimitata da mura difensive.

Il corallo e la ceramica rappresentano due valori che fanno emergere l’estrosità e la bellezza artistica insita nel territorio, completato dalle immagini del Carnevale di Sciacca, il più antico in Sicilia ed uno dei più famosi in Italia, con i suoi carri ed i suoi colori mediterranei,

Infine, l’autore, con le sue immagini, ci presenta il porto di Sciacca, cuore pulsante dell’economia locale con le attività marinare, il mare, le barche, i colori delle mura che vestono le case che si presentano uniche al visitatore che giunge dal mare.

Alcune foto in bianco e nero, inoltre, valorizzano, con una luce particolare fatta di sole e ombre, i luoghi e le figure artistiche che troviamo nel lavoro di Fabrizio Avena, autore che travasa la sua passione, per una terra sempre viva nel suo cuore, in immagini da ammirare.

                                                                       Giuseppe Romano

Malcesine, 21/04/2026

I Castelli di Verona e Provincia di Fabrizio Avena

 

  "I Castelli di Verona e Provincia” di Fabrizio Avena


Il viaggio di Fabrizio Avena, fotografo palermitano che vive e lavora a Verona, attraverso le bellezze italiche, continua.

Questo suo nuovo, affascinante, lavoro si sviluppa attorno ai Castelli Scaligeri esistenti in Verona e nella sua Provincia.

Con le sue foto che raccontano la bellezza di questi monumenti e la storia dei territori e dei popoli che qui hanno vissuto.

Ecco, allora, che l’artista si concentra con il suo occhio magico su Castelvecchio, fissando le immagini sui dettagli che rendono unici le strutture, le forme, gli archi, i ponti.

Un lavoro di cesello che serve a evidenziare tutti i particolari insiti nei castelli dall’artista fotografati, dal Castello di San Felice, a quello di Montorio, a Sanguinetti, al Castello di Villafranca, fino al Castello di Valeggio sul Mincio.

Evidenziando, anche, i segni deleteri del tempo che avanza a testimoniare il degrado temporale a cui sono soggetti i monumenti.

Particolare attenzione Avena riserva ai castelli che si trovano sulla sponda orientale del Lago di Garda (Malcesine, Lazise, Torri del Benaco), che restano fonte di attrazione per i turisti (molti di provenienza nord europea) che ogni estate affollano questi luoghi che tanta storia hanno vissuto.

Come sempre un lavoro unico e affascinante che accresce la stima per Fabrizio Avena.

                                                                         Giuseppe Romano

Malcesine, 14/04/2026

Post-impressionismo e avanguardia di Fabrizio Avena

 

"Post-impressionismo e avanguardia” di Fabrizio Avena


Tra il 1880 e gli inizi del Novecento, si svilupparono in Francia tendenze artistiche che, superando l’esperienza dell’impressionismo, si definirono “post-impressionismo”.

Tra alcuni artisti coinvolti troviamo Paul Cézanne, Georges Seurat, Paul Gauguin e Vincent van Gogh.

Fabrizio Avena, fotografo palermitano che vive e lavora a Verona, nella sua continua ricerca dell’arte, in questo nuovo lavoro, pone la sua attenzione su alcune opere degli autori che hanno fatto parte di tale movimento artistico al fine di documentarne la bellezza e la profondità delle stesse.

Un lavoro certosino quello di Fabrizio Avena perché per ogni opera fotografata ne descrive l’origine, il tema affrontato dall’autore, l’emozione che, secondo lui, ha spinto l’autore a dipingere l’opera.

Uno dopo l’altro troviamo, tra l’altro, dipinti di Cézanne, Seurat, Gaugin, Van Gogh, Picasso, De Chirico, e per ultimo, ma non ultimo, Guttuso con la sua opera forse più conosciuta e più vicina alle sue origini: la Vucciria.

Per ogni autore, Avena, oltre alle opere, pubblica anche alcune foto che lui ritiene necessarie per una migliore esplicitazione della ricerca affrontata nella pubblicazione.

Fabrizio Avena si conferma, ulteriormente, un vero fotografo che fissa le immagini e le pubblica per trasmetterle, poi, ai suoi estimatori con le stesse emozioni da lui provate.


Giuseppe Romano

Malcesine, 20/03/2026

Alla ricerca degli affreschi di Fabrizio Avena

 

Alla ricerca degli affreschi” di Fabrizio Avena


L’artista palermitano Fabrizio Avena, che vive e lavora a Verona, nella sua continua ricerca fotografica di meraviglie esistenti nel nostro paese, si è immerso nel mondo della pittura murale (affreschi), presente in molti gioielli architettonici esistenti soprattutto nel Veneto e nel resto d’Italia, per testimoniarne la bellezza visiva nonché, in alcuni casi, il cattivo stato di conservazione causato dal trascorrere impietoso del tempo.

Il termine “affresco” indica quel particolare tipo di pittura murale ottenuta utilizzando i colori sull’intonaco ancora fresco e alcuni esempi di decorazoni parietali a noi pervenuti risalgono alla civiltà minoica, oltre ad affreschi Greci, Etruschi e Romani.

Il viaggio odierno di Fabrizio Avena ci porta a visitare alcune Chiese di Padova (Santi Filippo e Giacomo, Sant’Antonio, Servi Maria), di Verona (San Zeno, Santo Stefano, Duomo, Museo Castelvecchio), Vicenza (Duomo), Sirmione (San Pietro in Mavinas), nonché la Galleria Regionale Palazzo Abatellis di Palermo.

In tutti i lavori si possono ammirare la bellezza dei colori, che si sono conservati nei secoli, la nitidezza delle immagini, la narrazione della storia, ad eccezione di alcuni affreschi che, probabilmente per manipolazioni umane, si presentano degeriorati e scoloriti.

Ma è da evidenziare che l’artista non si limita a fotografare, ma ci trasmette emozioni attraverso le immagini, animando i personaggi che i pittori hanno a suo tempo dipinto sui muri di Chiese e Musei.

Ancora il lavoro eccezionale di un artista che, attraverso la fotografia, ci fa meditare sulla storia del genere umano.


                                                                Giuseppe Romano

Malcesine, 23/02/2026

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