UNIVERSITA’
DEL TEMPO LIBERO
MALCESINE
– PALAZZO DEI CAPITANI
ANNO
ACCADEMICO 2025-2026
-
Mantova, da Mantegna a Rubens: una città vicina con tanta storia da
raccontare.
Relatore:
Prof.ssa Luciana
Calzà.
L’interessante
argomento che l’Università
del
Tempo Libero propone nella lezione di oggi riguarda la storia di
Mantova,
una
città nota per le bellezze artistiche legate ai suoi monumenti e ai
Gonzaga che ne furono i Signori dal 1328 fino al 1707.
Mantova nacque su due
isolette create dai detriti del Mincio e tutt’ora è bagnata per
tre lati dal fiume che forma a nord-ovest il Lago Superiore, a
nord-est il Lago di Mezzo, ad est il Lago Inferiore.
Il
luogo fu occupato prima dei Romani e, in età non precisabile, III o
IV Secolo, si ebbe a Mantova la diffusione del Cristianesimo, come
attestano la tradizione di San Longino e il culto delle reliquie del
Sangue di Cristo, custodite nei Sacri Vasi nella Basilica di
Sant’Andrea.
Caduto
l’Impero Romano, la città subì le invasioni dei barbari e le
diverse denominazioni di Goti, Bizantini, Longobardi e Franchi,
finché, intorno all’anno Mille, entrò a far parte dei domini
feudali della famiglia degli Attoni, detta Canossa, la cui ultima
rappresentante fu la Contessa Matilde (1046-1115).
Dopo
la morte di Matilde di Canossa, Mantova si resse a libero Comune e,
difendendo la propria libertà dalle forze imperiali, si abbellì di
magnifici edifici (Palazzi del Broletto e della Ragione), prosciugò
le acque palustri del Mincio e si cinse di mura.
Nel 1273 Pinamonte
Bonacolsi si impadronì del potere e la sua famiglia signoreggiò su
Mantova per oltre mezzo secolo accrescendone la floridezza e la
bellezza artistica e realizzando Palazzo Bonacolsi, quello del
Capitano, l’Arengarlo, la Magna Domus e le chiese del Gradaro e di
S. Francesco.
Nel
1323 fu ucciso Rainaldo, l’ultimo dei Bonacolsi, a seguito di una
rivolta popolare, e i Corradi da Gonzaga acquisiscono il potere
sottraendolo alle ambizioni degli Scaligeri.
Sotto
i Gonzaga, nominati marchesi nel 1433 dall’Imperatore Sigismondo e
duchi nel 1530 da CarloV, Mantova divenne capoluogo di un notevole
stato e conobbe un periodo di gloria militare e di splendore
artistico durato circa quattro secoli. In
questo periodo furono costruiti diversi edifici, veri capolavori
d’arte, fra i quali il Castello
di San Giorgio e il Santuario delle Grazie, e molti illustri artisti
(Ariosto, il Tasso, il Correggio, il Tiziano e il Cellini), chiamati
da Gianfranco Gonzaga, arricchirono i monumenti della città delle
loro opere. Ludovico Gonzaga accolse ed esaltò la nuova arte
rinascimentale ospitando il Brunelleschi, il Farnelli, l’Alberti,
il Laurana, il Mantegna e il Poliziano.
Furono
Leon Battista Alberti e Andrea Mantegna a dare l’impronta alla
Mantova dei tempi d’oro; dopo, trascorsi gli anni fecondi in cui
Isabella d’Este teneva corrispondenza con i massimi artisti e
letterati di tutta la penisola, s’aprirà una splendida e generale
decadenza con il lungo regno di Giulio Romano, che, oltre alla
creazione del Palazzo del Te, si occupò del riordino urbanistico
della città .
Nel
1627 si estinse la linea primogenita dei Gonzaga ed iniziò così
anche la lenta decadenza di Mantova finché nel 1707, deposto
l’ultimo discendente della dinastia, la città passò sotto il
dominio austriaco.
Il
palazzo Ducale
è stata la residenza principale dei Gonzaga e assunse la
denominazione di Palazzo Reale durante la dominazione austriaca a
partire dall’epoca di Maria Teresa d’Austria regnante.
Ambienti
distinti e separati tra loro, furono costruiti in epoche diverse a
partire dal XIII secolo, inizialmente per opera della famiglia
Bonacolsi e successivamente su impulso dei Gonzaga. Fu il duca
Guglielmo ad incaricare il prefetto delle fabbriche Giovan Battista
Bertani perché collegasse i vari edifici al fine di creare, a
partire dal 1556, un unico grandioso complesso monumentale e
architettonico. Morto Bertani nel 1576, l’opera fu proseguita e
completata da
Bernardino Facciotto. L’interno
del palazzo è quasi spoglio perché i Gonzaga, una volta
impoveritisi, dovettero vendere opere d’arte e arredi, sottratti in
parte successivamente da Napoleone.
Il
palazzo del Capitano, che si affaccia su piazza Sordello, è
l’edificio più antico del palazzo Ducale. Voluto da Guido
Bonacolsi sul finire del duecento, inizialmente è stato costruito su
due piani e nei primi anni del 1300 fu rialzato di un piano ed unito
alla Magna Domus dalla monumentale facciata con portico. Il secondo
piano aggiunto è costituito da un unico enorme salone, detto
dell’Armeria, o Salone della Dieta, in quanto ospitò la Dieta di
Mantova del 1459.
Altri
nuclei dell’edificio sono:
- Corte Vecchia, che si
affaccia su piazza Sordello;
- Corte Nuova, che si affaccia
sul lago;
- Castello di San Giorgio, che
si affaccia sul lago.
Il
Castello di San Giorgio è uno dei monumenti più rappresentativi
della città di Mantova e fa parte della Reggia dei Gonzaga.
Costruito sulle macerie
della chiesa di Santa Maria di Capo di Bove a partire dal 1395 e
concluso nel 1406 è un edificio a pianta quadrata costituito da
quattro torri angolari e cinto da un fossato con tre porte e relativi
ponti levatoi.
Isabella
d’Este, moglie di Francesco II Gonzaga, chiamò presso la corte
numerosi artisti (Andrea Mantegna, il Perugino, Leonardo da Vinci,
Ludovico Ariosto e Baldassare Castiglione) contribuendo a fare di
Mantova una delle maggiori corti europee e centro artistico
letterario.
Il
Castello rimane per circa un secolo la residenza del principe ed è
famoso per le sue sale (de Soli, degli Stemmi, degli Affreschi,
ecc.), tra le quali la più famosa è la “Camera degli Sposi” ,
meravigliosa
stanza del piano nobile del torrione nord-est opera di Andrea
Mantegna.
Realizzata
nell’arco di nove anni (1465–1475) riadatta lo spazio augusto
della stanza cubica con volte su lunette in un susseguirsi di realtà
e finzione conferendo all’ambiente un’atmosfera “en plein air”,
dando l’idea di trovarsi in un finto loggiato.
Lo
spazio di ogni parete della camera è stato diviso dall’artista in
tre aperture che trasmettono allo spettatore, attraverso ampi archi,
paesaggi bucolici e tende mosse dal vento.Gli affreschi sono stati
realizzati sia a secco, sia a fresco.
Due
sono le scene raffiguranti componenti della famiglia Gonzaga: la
“Scena della Corte” e
la “Scena
dell’Incontro”.
In
esse il Mantegna rende omaggio ai mecenati che tante committenze gli
hanno procurato.
La
volta è composta da un soffitto ribassato e al centro si trova il
bellissimo “oculo di cielo” dal quale si affacciano putti stupiti
e belle donne che osservano dall’alto e sono raffigurati alcuni
momenti e fatti della vita dei Gonzaga; si vede una balaustra dalla
quale si sporgono una dama di corte, accompagnata dalla serva di
colore, un gruppo di domestiche, una dozzina di putti, un pavone e un
vaso. La varietà delle pose è estremamente ricca, improntata ad una
totale libertà di movimento dei corpi nello
spazio, dando un effetto illusionistico eccezionale.
La
“Scena della Corte” è un’immagine domestica, dove il Gonzaga
Ludovico III è seduto su uno scranno, sotto il
quale c’è il suo cane preferito, dietro di lui sta in piedi il
terzogenito Gianfrancesco, con sulle spalle un bambino, al centro
Vittorino da Feltre, precettore del marchese e dei figli, al centro
la moglie Barbara di Braganza
con
una bambina alle ginocchia, inoltre altri personaggi e in basso sta
la nana di corte Lucia che
guarda direttamente lo spettatore.
Rappresentato
è un servo che si avvicina per consegnarli una lettera, che il
Gonzaga tiene fra le mani. In questa lettera viene data notizia che
il figlio Francesco viene fatto cardinale.
La “Scena dell’Incontro”
ci narra l’incontro di Ludovico III con il figlio Francesco eletto
cardinale. Nella scena due bambine in basso e in alto si intravede
una città, con dei tratti di Roma, dove si nota il Colosseo. Una
città ideale che sta al di sopra della città reale.
In questi affreschi
troviamo tutto: il cielo e la terra, l’alto e il basso, gli uomini
e gli animali, e tutti i contrasti trovano un’armonizzazione
assoluta, come succede nella grande arte.
Sono
affreschi importanti per due motivi:
1) - Mantegna è un pittore
famoso per essere innamorato dell’antichità, quindi un classicista
e dipinge i suoi quadri con capitelli e colonne. In questa stanza fa
una cosa diversa, supera questa rigidezza classicista e in primo
piano vi sono i volti delle persone note che ha voluto ritrarre.
2)
– Le pareti dipinte dell’epoca si basavano su eventi biblici, su
fatti mitici, mentre in questo caso vengono descritti avvenimenti
connotati alla realtà, al presente, diventando così arte universale
e assoluta.
Andrea
Mantegna (Isola di Carturo, oggi Isola Mantegna, 1431 – Mantova ,
1506) si formò a Padova nella bottega di Francesco Squarcione, dove
sviluppò un forte interesse
per l’arte classica, la prospettiva e lo studio dell’anatomia.
Dal 1460 lavorò
stabilmemnte a Mantova come pittore di corte dei Gonzaga, realizzando
il suo capolavoro (la Camera degli Sposi), celebre
per l’illusionismo prospettico e il famoso oculo dipinto. Tra le
sue opere si ricordano anche il Cristo morto, la Pala di San Zeno e
numerose incisioni, ebbe una grande influenza sull’arte
rinascimentale e lasciò una eredità fondamentale per lo sviluppo
della prospettiva e del linguaggio classico.
Scesi
dalla Camera degli Sposi si può accedere alla Corte Nuova, salendo
lo scalone di Enea, edificata nel 1536 da Giulio Romano.
L’appartamento Grande è composto da varie stanze fra cui la Sala
di Troia con il soffitto e le pareti affrescati con vicende della
Guerra di Troia.
La Corte Vecchia ha
anch’essa splendide sale decorate e affrescate, con la Sala di
Amore e Psiche.
Il Palazzo della Ragione e
la Torre dell’Orologio si trovano in Piazza delle Erbe e fanno
ombra alla piccola Rotonda di San Lorenzo, chiesa romanica dell’anno
1000 circa. Sempre in Piazza Erbe c’è la Casa del Mercante del
1455 che rammenta i viaggi del mercante Boniforte da Concorezzo.
Una
figura
che
ha segnato profondamente il Rinascimento a Mantova è stato Leon
Battista Alberti, nato a Genova nel 1404 da famiglia fiorentina in
esilio, che studiò diritto canonico all’Università di Bologna, ma
con una formazione più ampia che comprendette letteratura,
matematica, filosofia, scienze e arti figurative. Fu architetto,
teorico dell’arte, scrittore e matematico e collaborò col marchese
Ludovico III Gonzaga, rinnovando
la città di Mantova e progettando la Basilica di Sant’Andrea e il
Tempio di San Sebastiano.
Alberti
fu una delle figure artistiche più poliedriche
del Rinascimento per il suo interesse nelle più varie discipline,
alla
ricerca continua di regole teoriche e pratiche, in grado di guidare
il lavoro degli artisti fino alla morte nel 1472.
A
Mantova, nel 1600, giunge, come pittore ufficiale di Vincenzo I
Gonzaga, Pieter Paul Rubens per iniziare un nuovo rapporto artistico
con la Città, Palazzo Te, i Gonzaga.
Un nuovo momento da vivere
e raccontare al prossimo incontro con la Prof.ssa Calzà.
Giuseppe Romano
Malcesine, 25 Febbraio 2026