mercoledì 6 dicembre 2017

In fondo al viale

Racconteremo,
lo sguardo assente,
dei viali attraversati
con le speranze del domani.

                                                   
















Rammenteremo,
battendo ciglia appesantite,
i nostri primi amori,
abbandonati perchè abortiti
al nascere di carezze allontanate.


















Rivivremo il film
dei soli e delle notti
vissuti istante per istante.














Torneranno in visione
volti amati od anche odiati
che hanno scalfito le certezze
di dubbi palafitte, rifugi 
precari di tormenti.













Con il tramonto,
prossimo a scoccare,
inseguito da fantasmi
e da non risposte
a domande giudicate
senza senso. 













Lo sguardo penetrante 
di una stella conduce
la danza di un cigno
abbandonato. 

In fondo al viale,
quadrifogli autunnali
lasciati a marcire
sul selciato trapassato.

Giuseppe Romano
06/12/2017

giovedì 23 novembre 2017

Inquietùdine



Accompagnano
l'inquietùdine
che mi circonda
l'afflato tuo,
incastonato
tra i silenzi
dell'oscurità,
ed i segreti
innaturali
che navigano,
nel quotidiano,
liberamente.

Ombre furtive,
a passi lenti,
si accalcano
segretamente
tra le foschie
a ricordarmi
altri respiri,
prede di lupi
insaziabili.

Giro, ancora,
su di me stesso
per inseguire
fantasmi nuovi
e vani sogni.


               Giuseppe Romano



23/11/2017

giovedì 2 novembre 2017

La Marturana



    LA MARTURANA                                                  LA MARTORANA

Pressu 'na chiesa palermitana                               Presso una chiesa palermitana
c'era un cummentu Binirittinu                              c’era un convento Benedettino
chi si chiamava "la Marturana"                            che si chiamava “la Martorana”
e pussirìa un granni jardinu,                                 e possedeva un grande giardino
tantu curatu e tantu graziusu                                tanto curato e tanto grazioso
chi quannu 'ntisi stu granni parrari,                      che quando ha sentito questo gran parlare
puru lu viscuvu fu curiusu                                   anche il vescovo fu curioso
e si partìu pi ghillu a taliari.                                 e si partì per andarlo a guardare.
Li munacheddi troppu cuntenti                            Le monachine troppo contente
vulianu fari 'na bona fiúra.                                   Volevano fare un buona figura.
Sintìti soccu ci rissi la menti                                Sentite che cosa suggerisce loro la mente
p’armallu tuttu di frutta matura.                           addobbarlo tutto di frutta matura.
Cu tantu amuri misiru 'nsemmula                        Con tanto amore misero insieme
chiddu ch'avìanu a disposizioni:                          quello che avevano a disposizione:
zuccaru, acqua e farina di mennula                      zucchero, acqua e farina di mandorla
e li 'mpastaru cu gran devozioni.                         e li impastarono con gran devozione.
Forma ci rettiru di aranciteddi,                            Sagomando forme di piccole arance,
pira, lumiuna e atra frutta matura.                       pere, limoni e altra frutta matura.
Bisogna viriri ch'eranu beddi                              Bisogna vedere come erano belli
tutti tinciuti di milli culura.                                 tutti dipinti di mille colori.
Quannu li misiru na lu jardinu                           Quando li misero dentro al giardino
tutti appizzati 'ntall'arvulicchi                             tutti attaccati sugli alberelli
addivintàu un postu divinu                                 diventò un posto divino
tuttu adornatu di cosi biddicchi.                        Tutto adornato di cose belline.
Fora li mura di lu cummentu                             Fuori le mura del convento
'ntempu ri nenti si spargìu la vuci.                    rapidamente si sparse la voce.
Li munacheddi 'un avìanu chiù abbentu.          Le monachelle non avevan più tempo.
Tutti vulianu ddi cusuzzi duci.                         Tutti volevano questi piccoli dolci.
Quannu lu re la vosi sazzari                            Quando il re l’ha voluta gustare
sta frutta bedda e senza rivali,                         questa frutta bella e senza rivali,
di manciarisilla 'un putìa lintari,                     di mangiarsela non poteva cessare
e fu chiamata pasta reali.                                e fu chiamata pasta reale.
Na li panàri vinìa 'mpustata                           Nei panieri veniva addobbata
pi regalalla a li chiù nicareddi                        per regalarla ai più piccoli
e sicci ricìa chi era mannata                           dicendo loro che era inviata
direttamenti di li murticeddi.                         direttamente dai morti.
Era lu tempu di li Normanni                          Era il tempo dei Normanni
quannu nascìu sta tradizioni.                          quando nacque questa tradizione.
Hannu passatu tanti e tant'anni                       sono passati tanti e tanti anni
e appimu atri dominazioni.                            e abbiamo avuto altre dominazioni.
Ma di st'usanza accussì luntana                     Ma di questa usanza così lontana
'un ninni pottimu dispisari,                            non ci possiamo separare
picchì la frutta di Marturana                          perché la frutta di Martorana
a tutti nichi ni fa turnari.                                a tutti bambini ci fa ritornare.

Claudia Agnello                                                                 Claudia Agnello


Una poesia di Claudia Agnello sulla leggenda che narra la storia della nascita del tipico
dolce palermitano "La Martorana" che si usa  nel periodo della Commemorazione dei defunti
all'inizio del mese di Novembre di ogni anno.


giovedì 26 ottobre 2017

I fiori non bastano (per Anna Frank)

 

Ho bussato alla porta
per rivedere il sorriso,
ma era vuota la stanza
che riempiva i tuoi dì,
nell'attesa di un domani
assetato di nuove speranze.

Dalla strada inibita
solo rumori ovattati,
il sole non penetra mura,
non riscalda le ossa,
s'infrange sulle grate
d'una finestra accostata.

I ricordi, serbati in cassetto,
svaniti in una camera buia
che sa solo di freddo,
di futuro non scritto,
di fiori non giunti a destino,
col diario a scandire i secondi
che separano la fine dei sogni.


                                 Giuseppe Romano



26/10/2017

venerdì 20 ottobre 2017

Murales



Tu sei perchè sei,
come un murales,
dipinto nell'intimo
del mio segreto da
serbare nel recesso
imperscrutabile di
angoli misteriosi.

E, come un murales,
sarai indelebilmente
scolpito nella mente
di un disincantato
poeta che insegue
le ombre generate
dal mutare di scie.


              Giuseppe Romano



20/10/2017




martedì 17 ottobre 2017

Il torrione



Al primo sguardo
impatta il torrione
l’avanzante sole
in su al costone.

Il refolo di vento
spiega il tricolore
per dare il suo saluto
all’ospite straniero.

Eppure, una mattina,
alzandomi dal letto
ancora intorpidito,
rimango un po’ stranito.

Rimosso il tricolore
dall’asta del torrione
in cambio di un leone,
le fauci spalancate.

M’interrogo sul vento
cambiato d’improvviso,
il segno dell’unione
schiacciato dal leone.

Orgoglio e tradizione
non debbono sparire.
Ma siamo una nazione
attorno a un tricolore.

Quella bandiera unisce
il popolo che cresce,
la belva ci sparpaglia
per banchettare sola.

Giuseppe Romano


17/10/2017







mercoledì 11 ottobre 2017

Assordanti silenzi

 
Se non tendi la mano
rimarrà il buio dentro,
sceso improvviso,
soffocando la luce.

Il cielo si interroga
per il repentino
mutare del vento,
da brezza marina
a violento scirocco,
via carezze sognate.

Oracoli negano risposte
alle virtuali domande
svanite in assordanti silenzi,


                                    Giuseppe Romano​

11/10/2017

mercoledì 4 ottobre 2017

Sussulti

 Non sono più
 tra le pieghe
 del tuo mondo,
 avviluppato, oramai,
 tra cartoni di gesso
 tendenti al grigio.


L'incombente inverno
ucciderà, col gelo
che ti circonda,
i sussulti di tepore
che ti avevano
scaldato il cuore.

                                      Giuseppe Romano

4/10/2017

Ius soli - Divagazioni

Ho letto su fb che un maestro sta facendo sciopero della fame per lo ius soli. Qualcuno ha commentato che lo faccia per incrementare gli alunni nelle scuole visto che il calo demografico fa diminuire la presenza nelle aule di alunni indigeni in età scolare, mentre l'approvazione della legge servirebbe a rimpinguarne la presenza di alunni, assicurandosi così, il maestro, il lavoro fino alla pensione. Evidentemente, a mio parere, si sta prendendo fischi per fiaschi, non valutando l'essenza della legge da approvare, disinformando il cittadino solo per scopi esclusivamente politici (raccattare voti in tempo di elezioni). La storia dell'uomo, che da sempre trasmigra da un territorio ad un altro del nostro pianeta (e penso ai nostri emigranti che adesso, con i loro discendenti, sono cittadini americani, australiani, belgi, tedeschi francesi, ecc,), dovrebbe insegnarci a valutare serenamente il vento che fa volare gli aquiloni. A margine chiedamoci chi eravamo, chi siamo, da dove veniamo.

                                                                                                                Giuseppe Romano
   4/10/2017

giovedì 31 agosto 2017

Vetrine d'arte 2

 


L’Associazione Commercianti e Artigiani di Malcesine “Malcesine tutto l’Anno” promuove, per il 2° anno consecutivo, la manifestazione “Vetrine d’Arte” attraverso la sinergia creata tra artisti di varia estrazione e negozianti di Malcesine.
Le opere degli artisti, provenienti da diverse zone d’Italia, trovano spazio nelle vetrine dei negozi, trasformando le vie di Malcesine in una vasta galleria d’arte.
La manifestazione, che si svolge dal 30 Agosto al 2 Settembre 2017, accoglie diversi aspetti della cultura contemporanea, dalla pittura, alla scultura, alla ceramica, alla fotografia e, anche, alla poesia con lo scrivente che espone una propria opera nella vetrina del negozio “Animi”, ubicato all’angolo tra le Vie Parrocchia e Turazza.
L’opera, titolata “Sirena”, immortala il pontile di Cassone sul Lago di Garda, adornato da due “Sirene” (una vivente e l’altra in bronzo), e descrive l’emozione del poeta per due sirene che, con”Movenze mute”, accennano passi di danza, con il sole vivo ed il lago ad osservare il teatro della vita.
L’autore, mimetizzato tra la folla, rimane incantato, come l’Ulisse che, stregato dal canto delle sirene, per sfuggire all’incanto, si fa legare all’albero della nave dal proprio equipaggio.
Interessanti le opere esposte nei vari punti vendita.
A completare la rassegna alcuni negozi d’arte che operano a Malcesine con sede fissa.
A Malcesine un po’ di luce d’arte e cultura per incantare il turista.

                               Giuseppe Romano


31/08/2017

martedì 22 agosto 2017

Hotel Firenze

 

Attendo l'amaro,
per irrorare pensieri
miei, rendendoli vivaci,
accantonando ombre
dettate da reticoli di grate
stese a sbarrare il passo
misterioso della vita.



Rumore di vivande
e di stridule voci
ornano gli astanti,
accompagnati dal
desiderio di silenzio
che, lentamente, inonda
la sala, già pervasa
da vane parole lanciate
al vento e inascoltate.

Le rose bianche fissano,
mute, l'avanzare dell'istante.


                   Giuseppe Romano



21/08/2017

giovedì 17 agosto 2017

Giacinti



I giacinti,
destinati,
incustoditi.



Orbi di desideri
trasmessi in codice
segreto, sfioriranno.


 
La mia poesia
schiacciata,
incatenata,
occultata
dai giacinti
abbandonati.



Le ombre della sera
preludono
al buio della notte.


                       Giuseppe Romano


15/08/2017

venerdì 4 agosto 2017

Appunti di viaggio

 

Come stai non ti chiedo,
malissimo, lo so. Ma devi
avere pazienza ed aspettare
che passi la piena del fiume,
tornando al fluire normale.

Dopo le guerre, che violentano
uomini e cose, torna la pace,
coi palazzi che rinascono belli,
con gli umani a meditare per
le macerie lasciate sul fronte.

Così è stato da sempre.

Non serve restare in silenzio
quando ti chiedono l'ora, o
versare ancora lacrime amare.
Quelle versate, dopo il tuono
esploso a cielo sereno, forse
non bastano a mondare il dolore,
ma il fiore che cresce ha bisogno
di cure, di humus, di luminosi
sorrisi, non per scordare, ma
per cementare i ricordi.

Arrampicarsi sui fianchi
dei monti, toccare la cima,
cadere improvviso di schianto.
Nonostante il dolore, si rialza
chi è forte, ne ho la certezza.

E non schiaffeggiare chi ti
tende la mano per starti vicino.
Mancate risposte o frasi pungenti
sferzano l'animo del nominato,
causando tormenti violenti.

Con il cielo terso ed il sole
nascente, interdetti a donare
speranze, con il mare che copre
la sabbia, affogando residue parole,
aumenti dolore a dolore.

                          Giuseppe Romano


3/08/2017

martedì 25 luglio 2017

Pensieri

Il nostro, anche se è un rapporto ancestrale, è un rapporto con tante sfaccettature. Fatto di lunghi silenzi, di accelerate violente, di mille tormenti. Stilettate improvvise, sensazioni di vuoto, bisogno di colmare distanze. Quando il sole tramonta la voglia di starti vicino, per condividere noie, gioie, dolori. Tutto rimane sospeso nel limbo. Non mi è dato sapere se il vento ha trasportato un tuo bacio per stamparlo sulle labbra di un sognatore.
                                                                                             Giuseppe Romano

25/07/2017

domenica 23 luglio 2017

Chiave di lettura

 

Cosa mi manca
in questa giornata afosa
che tarda a tramontare,
con il sudore che scivola
lesto, adesso, sulla pelle?

Nemmeno l’ombra,
che nasconde il sole,
mi tende una mano
ed il ronzìo di un motore
lontano si mescola a quello
di zanzare, spavalde
di suggere il mio sangue.

Cerco una chiave
di lettura al dubbio.

Ecco.

Manca il tuo sguardo
penetrante, la tua
parola lancinante,
le inquietitudini di sempre.

Resta il silenzio,
parte di te e del mio
essere anormale.


                                   Giuseppe Romano

23/07/2017


mercoledì 12 luglio 2017

Premio Arte e Cultura

La Giuria della XXI^ Edizione Premio Internazionale "ARTE E CULTURA" bandito dall'Accademia Internazionale di Belle Arti, Lettere e Scienze Michelangelo Angrisani mi ha conferito il Premio Speciale per la Sezione Poesia Lingua Italiana. La premiazione è avvenuta a Cava de' Tirreni in data 25 Giugno 2017. Si ringrazia la Giuria per il premio conferitomi .    Giuseppe Romano

martedì 4 luglio 2017

Eppure...



Eppure ho sete di te
quando i momenti bui
pulsano incertezze,
con i ginepri avviluppati
tra cocci di vasi devastati.

Al crepuscolo dei giorni
ho sete di acqua pura
per mondare l’anima
impazzita che insegue
fantasmi senza volti.

All’orizzonte, lentamente,
un sipario scorre,
oscurando la scena.
Rievoca la chiusa
del gioco delle parti.


                         Giuseppe Romano

4/07/2017

sabato 1 luglio 2017

Il mio deserto di Carolina Monaci


Carolina Monaci, atleta malcesinese di Nordic Walking, ha partecipato recentemente alla “Ultra Sahara Race Namibia” che si è svolta a Namibia, attraversando il deserto della Namibia, percorrendo 250 chilometri in 5 tappe in autosufficienza, con i suoi bastoncini di nordic walking, per chiudere la gara al 2° posto tra le donne partecipanti, nonché tredicesima assoluta in classifica generale.
Della gara, ma anche di altro, Carolina ha voluto parlare il 30/06/2017, usufruendo della Sala Consiliare del Comune di Malcesine, alla presenza di un numeroso pubblico che l’ha ascoltata, ma soprattutto applaudita, durante il suo exursus narrativo.
Per descrivere l’impresa e i diversi momenti vissuti e superati, Carolina ha preferito iniziare a raccontare la sua vita partendo da molto lontano, dai suoi 6 anni, quando faticava ad esprimersi per problemi di dislessia. Elabora allora una sua prima esperienza di vita, con il desiderio di superare le sue difficoltà a relazionarsi con gli altri. Grazie al contributo dei suoi familiari inizia ad affrontare le difficoltà della montagna, suo primo amore, gareggiando in trekking e confrontandosi con atleti maschi in Alto Adige, location particolare e speciale per le vallate e le montagne alpine.
Successivamente, per l’amore dei viaggi, visita anche il Nepal ed altri paesi orientali, con l’opportunità di conoscere luoghi diversi dai nostri, con civiltà ancora allo stato primordiale ed allo stato puro.
L’ascesa delle montagne innevate, il raggiungimento di mete quasi proibitive per una donna, l’hanno maturata dentro, spingendola a provare nuove emozioni in giro per il mondo, sempre alla ricerca di luoghi particolari ed esclusivi.
A Calcutta ha avuto, anche, la possibilità di toccare dal vivo il dolore che si percepisce in quei luoghi colmi di povertà, con bambini abbandonati o handicappati, dove è ben visibile la disperazione che emerge negli occhi della gente, per la mancanza di mezzi che servono per la sopravvivenza, nonché per il dolore che circonda l’ambiente tutto.
A Calcutta si ammala, ma riesce a partire trovando ospitalità presso una struttura buddista che l’accoglie e la cura, aiutandola a ritrovare la pace con se stessa, liberandole la mente dagli orpelli della confusione mentale.
Esaurita la prima parte di questo percorso, è intervenuto Vittorio Cantoni che cura la parte relativa al dolore nel nostro fisico, con conseguente terapia atta a dominare il dolore stesso, anche nello sport, introducendo la seconda parte del viaggio di Carolina con una disamina particolare di tale terapia che, molto spesso, è solo mentale.

 Nella seconda parte Carolina si racconta descrivendo la prova sostenuta nel Sahara, assieme a tanti concorrenti maschi e pochissime donne, aiutandosi con i bastoncini e con lo zaino sulle spalle, attraversando il deserto, in competizione con altri atleti, ma nel contempo in solitudine con se stessa, attraversando diverse modalità di sabbia, subendo anche un leggero malessere alla gamba destra dovuto al ripercuotersi di un dolore che si era manifestato 3 settimane prima di partire per la competizione.
La gara è partita da Namibia il 30/05/2017, dopo un intenso allenamento effettuato per la maggior parte nel territorio di Malcesine, con la gioia finale di classificarsi seconda (2h 20m. dalla prima runner) tra le concorrenti donne, affrontando il deserto per 150 chilometri, con alcune fermate per approvvigionarsi d’acqua (1lt e mezzo ogni 10 km di percorso) e avendo in dotazione uno zaino per gli alimenti.
Molta forza di volontà per attraversare il deserto sapendo di partire tutti insieme e con la consapevolezza di rimanere soli con se stessi. Ma Carolina è stata più forte delle avversità, del dolore fisico, della solitudine, sconfitti con la tenacia e l’allenamento mentale; arrivando, comunque, al traguardo in condizioni ottimali.
Gli atleti sono stati supportati lungo il percorso da tende di appoggio con volontari e medici addetti alla distribuzione di bevande ed ogni assistenza di carattere medica e morale.
Carolina Monaci ha superato brillantemente la gara grazie anche ai preparatori che l’hanno allenata in modo completo.
Una performance che ci ha riconsegnato una Carolina più completa, come donna e madre, come atleta, come amica, per l’onore di Malcesine, del Veneto e dell’Italia tutta.
Grazie di cuore.

Giuseppe Romano
Malcesine, 30/06/2017

mercoledì 28 giugno 2017

Naufràgi


Invisibili,
artigli
affondano
le carni.

Nebuloso il domani
per naviganti acefali
di bussole, eppure
colmi di speranze.

Incontrollata,
la sferzata di vento
devia rotte
segnate da stelle.

L'oceano
colorato di rosso.
Volti anonimi,
inerti, fissano nubi.


Giuseppe Romano


23/06/2017


giovedì 22 giugno 2017

Pensiero

Gli uomini di qualsiasi razza e religione hanno creato sempre flussi di emigrazione/immigrazione per lavoro, turismo, ricerca di un mondo migliore da quello di origine. Spesso sono stati "deportati" per essere schiavizzati come hanno fatto gli Americani con gli Africani. Adesso "personaggi" creano movimenti per bloccare le frontiere, adottando diversi metodi anche cruenti, quasi una conservazione della specie alla quale appartengono, dimenticando che essi stessi sono stati originati da una miscellanea di molecole. Ricordiamoci, inoltre, che l'Italia, Paese al quale orgogliosamente apparteniamo, è stata ed è una Nazione di emigranti.

lunedì 12 giugno 2017

Il viaggio

 

Non sono io che ti tento.

E' la mia anima,
spinta dal vento,
che verga parole
sulla candida carta,
donando messaggi.

Scusa se il cuore
è guizzato veloce,
volevo fermarlo,
ma si ostina, perpetuo,
ad andare.

Il viaggio,
incuneatosi
all'alba del tempo
su strade ferrate,
non è giunto alla meta.

Rincorre cieli
dipinti d'azzurro,
sorrisi ancestrali,
parole d'incanto,
per non morire d'inedia.


                                           Giuseppe Romano



12/06/2017





lunedì 5 giugno 2017

Non ho paura

 
Silenziosamente,

l'anaconda rasenta

anfratti remoti.



Per ferire la preda

rapita dal sole,

l'attimo guata.



Il prato colmo di fiori,

il cielo spruzzato di note,

l'estasi inondata da quiete.



Inatteso l'attacco,

di rosso le mura,

sirene lontane.



Ma non sei vincitore,

infedele serpente,

perchè IO non tengo paura.






              Giuseppe Romano







5/06/2017


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