UNIVERSITA’ DEL TEMPO LIBERO
MALCESINE – PALAZZO DEI CAPITANI
ANNO ACCADEMICO 2025-2026
- Sabbioneta: costruita dal nulla nel 1500 oggi fa parte del patrimonio dell’UNESCO.
Relatore: Prof.ssa Luciana Calzà.
Per riannodare le fila su Mantova ed i Gonzaga e proiettare il discorso successivo su Sabbioneta, costruita dal nulla da Vespasiano Gonzaga Colonna, la Prof.ssa Calzà nella lezione odierna ci parla di ulteriori bellezze di Mantova con particolare riferimento a Palazzo Te, costruito tra il 1524 e il 1534 dall’architetto e pittore Giulio Romano su commissione di Federico II Gonzaga.
Giulio Romano (1499 circa – 1546) è stato un importante pittore e architetto del Rinascimento italiano e tra i principali esponenti del Manierismo.
Nato a Roma intorno al 1499, fu allievo e collaboratore di Raffaello Sanzio con il quale lavorò nelle Stanze Vaticane. Dopo la morte di Raffaello completò diverse opere assimilando il linguaggio classico del maestro, sviluppando uno stile più dinamico e sperimentale.
Dopo il Sacco di Roma nel 1527, si trasferì a Mantova dove entrò a servizio dei Gonzaga come artista di corte, realizzando la sua opera più famosa: Palazzo Te, capolavoro del Manierismo architettonico e pittorico, caratterizzato da soluzioni anticonvenzionali, giochi prospettici e decorazioni illusionistiche (celebre la Sala dei Giganti).
Oltre Palazzo Te si occupò di altre opere per la città di Mantova dove morì nel 1546.
Giulio Romano ebbe un’influenza decisiva sullo sviluppo del Manierismo e sull’arte europea del XVI secolo.
Il termine “Manierismo” deriva da una parola che si trova negli scritti cinquecenteschi, ossia maniera.
Giorgio Vasari ne teorizzò i caratteri e nel corso del XVI secolo molti artisti e letterati adottarono il termine “maniera” nella stessa accezione con cui oggi è usata la parola “stile”.
L’arte di questo particolare filone architettonico e figurativo del Rinascimento venne subito accolta dalle grandi corti italiane ed europee.
Destinata a committenti ricchi ed eruditi, l’arte manieristica si allontanò presto dall’equilibrio e dalla giusta misura che, invece, aveva guidato l’opera dei classicisti.
Palazzo Te è il capolavoro del Manierismo, realizzato da Giulio Romano fu edificato sull’isola detta del Tejeto, al centro del lago Paiolo, interrato nel 1700, appena fuori le mura di Mantova dove i Gonzaga avevano le loro scuderie. Non nacque come residenza ufficiale, ma come villa suburbana destinata all’”onesto ozio” del principe e ai fastosi ricevimenti di ospiti illustri come l’imperatore Carlo V d’Asburgo.
Giulio Romano trasformò le vecchie scuderie in un palazzo monumentale curando ogni dettaglio dall’architettura agli affreschi. Il palazzo è celebre per i suoi cicli pittorici, tra cui spicca la Sala dei Giganti, un esempio estremo di illusionismo dove lo spettatore si sente travolto dal crollo dell’Olimpo, la Sala dei Cavalli e la Sala di Amore e Psiche.
Dopo il declino dei Gonzaga, il palazzo passò per varie mani fino a diventare proprietà del Comune di Mantova.
Completata la storia di Palazzo Te, la Prof.ssa Calzà ci parla di Sabbioneta, una gemma nascosta dell’architettura rinascimentale, situata nella Provincia di Mantova, dichiarata dall’UNESCO “Patrimonio dell’Umanità”, che fa parte del circuito dei Borghi più belli d’Italia.
Immersa nel Basso Mantovano, quasi a metà strada fra Mantova e Parma, confina con la Provincia di Cremona e a pochi chilometri dall’Emilia Romagna.
Il centro abitato è attraversato dal 45° parallelo e non molto distante dal territorio comunale scorre il fiume Po.
Il termine “Sabbioneta”, più che un singolo centro abitato, indicava storicamente un territorio governato nel X-XII secoli dalla famiglia dei conti di Sabbioneta.
La città attuale fu edificata da Vespasiano Gonzaga Colonna tra il 1554 e il 1591, anno della sua morte, nel luogo in cui sorgevano una rocca del nonno Ludovico e un antico insediamento.
Posta su un terreno alluvionale tra i fiumi Po e Oglio, nonché lungo il tracciato dell’antica via Vitelliana, occupava una posizione strategica nel cuore della Pianura padana. Per Vespasiano Gonzaga Sabbioneta doveva essere soprattutto una fortezza per renderla sicura dai nemici.
Vespasiano Gonzaga Colonna (1531-1591) è stato un nobile, condottiero, mecenate, celebre per avere fondato e costruito dal nulla la città di Sabbioneta, concepita come la “città ideale” del Rinascimento.
Nato a Fondi da Luigi Rodomonte Gonzaga e Isabella Colonna, trascorse gran parte della vita al servizio dell’Impero Asburgico e della Corona Spagnola.
Abile stratega e diplomatico, ottenne cariche di altissimo prestigio e nel 1585 fu insignito del Toson d’Oro, la massima onorificenza della casa reale spagnola. Nel 1577 l’Imperatore elevò Sabbioneta a Ducato autonomo, sancendo l’ascesa di Vespasiano ai vertici della gerarchia feudale.
Il Toson d’Oro è uno dei più antichi e prestigiosi ordini cavallereschi al mondo, fondato il 10 gennaio 1430 da Filippo III il Buono, duca di Borgogna, nato per difendere la Chiesa e i valori della cavalleria; era riservato a sovrani, principi e altissimi dignitari che entravano in un’elite ristrettissima di potere a livello europeo.
L’onorificenza non è una semplice medaglia, ma un collare d’oro composto da maglie a forma di acciarino e pietre focaie che sprigionano scintille. Al centro pende il caratteristico pendaglio a forma di ariete. A Sabbioneta è conservato l’esemplare originale, in oro 24 carati, ritrovato nel sarcofago di Vespasiano Gonzaga.
Il progetto più ambizioso di Vespasiano fu la trasformazione del borgo di Sabbioneta in una “nuova Roma” o “piccola Atene” tra il 1556 e il 1591. La città fu edificata seguendo i canoni dell’urbanistica rinascimentale.
Le sue strade lastricate, le piazze accoglienti e le sontuose residenze testimoniano il genio creativo di Vespasiano Gonzaga Colonna. La struttura urbana, a forma di stella a sei punte, è un esempio straordinario di pianificazione architettonica rinascimentale che la rendono unica nel suo genere, le strade sono disposte in un reticolo ortogonale, creando una griglia di strade larghe e diritte. I principali edifici e le piazze sono posizionati strategicamente lungo questo reticolo creando una struttura urbana armoniosa e funzionale.
Le forme, le proporzioni, le misure, rimandano a una bellezza segretamente alchemica (ritmata sui numeri 6 e 12).
Il cuore della città ospita la piazza principale e il Palazzo Ducale (Centro del potere politico), con i suoi cortili interni e le decorazioni eleganti.
Punto di grande rilievo è il Teatro all’Antica, progettato da Vincenzo Scamozzi e primo teatro stabile costruito appositamente per tale funzione in Italia; il Palazzo Giardino è stato realizzato come luogo di svago e riflessione del duca; la Cinta Muraria è, invece, una possente fortificazione a forma di stella che protegge l’intero abitato.
Vespasiano ebbe una vita segnata da tragedie familiari; sposatosi tre volte, non ebbe eredi maschi sopravvissuti e nominò sua erede universale la figlia Isabella, lasciandole la gestione del suo vasto patrimonio e del ducato.
Il Palazzo Ducale di Sabbioneta, costruito tra il 1560 e il 1561, fu il centro politico e amministrativo della sua “città ideale”, un’opera rinascimentale che trasformò un borgo medievale in una capitale fortificata, sede della sua corte e sede di sontuose sale decorate con affreschi, stucchi, soffitti lignei e tele che celebrano la famiglia Gonzaga.
Il Palazzo Ducale, insieme agli altri edifici di Sabbioneta (Palazzo Giardino, il Teatro Olimpico e la Chiesa dell’Incoronata) costituisce un insieme di straordinario valore storico-artistico, testimonianza della visione urbanistica e culturale di Vespasiano Gonzaga.
La visita a Sabbioneta è come un viaggio nel passato in cui ci si può immergere completamente nella vita e nell’arte del Rinascimento. La città è un invito a scoprire le connessioni tra architettura, cultura e storia, e a lasciarsi affascinare dalla bellezza intatta di questo gioiello italiano.
Per assaporare queste meraviglie della storia, il 6 Marzo abbiamo visitato Sabbioneta e Mantova per constatare con i nostri occhi questi splendidi luoghi. Assistiti da due competenti guide, noi partecipanti al viaggio abbiamo ammirato quanto ci era stato anticipato nelle due lezioni.
I nostri occhi non dimenticheranno facilmente ciò che hanno visto; i palazzi, le chiese, i monumenti con gli affreschi, le statue. Le storie che ci sono state trasmesse attraverso i dipinti sono la testimonianza di un’epoca che, probabilmente, non ritornerà più, ma anche la prova della genialità del popolo italico nel corso millenario della sua storia.
Un momento particolarmente commovente è stata la visita della Basilica di Sant’Andrea a Mantova.
Opera di Leon Battista Alberti si presenta nella sua maestosità architettonica rinascimentale e nella cripta si conservano due reliquari con terra intrisa di “sangue di Cristo”, che avrebbe portato il soldato romano Longino, proclamato santo il 2 dicembre 1340 sotto il papato di Innocenzo VI.
Avere avuto la possibilità di visitare la cripta è stato un attimo di silenzio, di partecipazione al dolore, di ammonizione per gli avvenimenti che in questo momento avvolgono il mondo intero.
Tornando a casa avremo tempo per ricordare e meditare sulle bellezze italiche, ma anche sulla brutalità di chi ha in mano le sorti del genere umano.
Giuseppe Romano
Malcesine, 4 - 6 Marzo 2026
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