UNIVERSITA’ DEL TEMPO LIBERO
MALCESINE – PALAZZO DEI CAPITANI
ANNO ACCADEMICO 2025-2026
- Università in gita!
Relatore: Prof.ssa Donatella Danieli.
Con la fine dell’Anno Accademico 2025-2026, programmato dalla Università Popolare di Verona e svoltosi a Malcesine – Palazzo dei Capitani, si è aperta una nuova fase per il gruppo che ha seguito, nel tempo, i relatori che si sono susseguiti e che hanno trattato i vari temi affrontati nell’anno (letteratura, arte, scienza, ecc.).
Per rendere più interessante e più completo il percorso intrapreso dai partecipanti ai corsi, la Dott.ssa Emanuela Barzoi, consigliere con delega alla cultura per il Comune di Malcesine, ha organizzato il 15/05/2026 una visita ad alcune antiche chiese della Provincia di Verona per ammirarne le bellezze architettoniche e storiche al fine di integrare quanto relazionatoci durante le varie lezioni effettuate nell’anno.
Con la preziosa consulenza della Prof.ssa Donatella Danieli, abbiamo, pertanto, avuto l’opportunità di ammirare alcuni monumenti che rappresentano la storia e l’arte italiana nel mondo.
Il primo monumento oggetto di visita è stato l’Abbazia di San Pietro, nonché Chiesa Parrocchiale di Villanova, frazione del Comune di San Bonifacio in Provincia di Verona e diocesi di Vicenza.
L’attuale chiostro monastico, rimaneggiato nel XVIII secolo, conserva all’interno della muratura, le arcate gotiche dei lavori voluti dall’abate Guglielmo da Modena nel XV secolo. Nella sala capitolare sono emerse due bifore datate alla fine delll’XI secolo; nel lato meridionale si trova il refettorio con annesso lavatoio e la cucina all’angolo sud-ovest. Nel piano terra, lato occidentale, vi era il deposito di prodotti alimentari, mentre sopra c’è la foresteria, l’ex dormitorio dei monaci e lo “Scriptorium”, vero e proprio laboratorio medievale in cui si impara l’arte della calligrafia, dove si offrono percorsi per le scuole e corsi per adulti incentrati sulle antiche tecniche di scrittura e sulla storia dei codici medievali.
Questi corsi di calligrafia sono seguiti dal pittore sanbonifacese Piergiorgio Ferrarese che, durante l’incontro, ci ha spiegato la tecnica che consente la scrittura gotica rotonda utilizzando il foglio con le righe e l’uso delle due matite accoppiate. All’interno dello Scriptorium sono esposti alcuni testi rilegati con copertina artigianale a mano, attrezzi per la scrittura (dal calamaio, alla penna d’oca, alle cannucce con i pennini) e altri utilizzati per l’incisione, nonché un telaio per la cucitura a mano dei libri, quadri e opere in stile medievale.
La passione per la conservazione della memoria di una attività che necessitava pazienza, sacrificio e ore di lavoro da parte degli amanuensi, mi ha ispirato la poesia “Amanuense”:
Amanuense
L’amanuense fissa parole
su una pergamena bianca.
Il tempo tramanda storie,
tomi profumano d’antico
con il cielo che dispensa
lacrime da gonfie nuvole.
Salvifiche preghiere,
per mondare l’anima,
irradiano arcani globi.
Tutto il complesso è stato recentemente restaurato e ospita il Museo geopaleontologico “Giuseppe della Tomba”, il Museo storico-archeologico e d’arte sacra, il Museo reperti bellici e delle Guerre Mondiali e il Museo arti e mestieri della Civiltà Contadina.
L’interno della chiesa si presenta a tre navate, con pilastri e colonne alternati, la copertura originale a capriate è stata coperta, nel XVII secolo, dalle volte ancora esistenti.
I capitelli sono quasi tutti di epoca romana e verso la fine del XVII secolo furono aggiunte alcune opere di gusto barocco, mentre su una colonna della navata centrale (la prima a sinistra, entrando dall’ingresso) è incisa una figura a forma di sandalo: è il “sandalo del pellegrino”.
Partendo da sinistra rispetto all’ingresso è esposta la pala d’altare raffigurante San Bernardo Tolomei, fondatore degli Olivetani, a cui appare la Beata Vergine Maria col Bambino, opera attribuita al pittore veronese Giovanni Murari
Nella navata di destra vi è un ciclo di affreschi, rimesso in luce nel 1935, raffigurante la “Vita di San Benedetto” con i suoi miracoli, la morte e i suoi funerali. A seguire l’altare di Sant’Agata attribuita al pittore Simone Brentana.
Nella fiancata meridionale della navata si apriva una serie di finestre romaniche sostituite da tre finestre a lunetta.
Il presbiterio è molto più alto rispetto alla navata e da lì si accede al campanile e alla sacrestia.
Sottostante al presbiterio e raggiugibile da due scale nelle navate laterali, l’ampia cripta (usata in passato come cantina),
sorretta da colonne e da un sistema di volte a crociera, dove si trova un sarcofago nel quale riposa il corpo del venerabile don Giuseppe Ambrosini.
Il campanile, addossato alla parete settentrionale della chiesa, è di base quadrata (8,7 metri a lato) con lo spessore dei muri che raggiunge i 2,5 metri.
L’Abbazia è stata edificata, probabilmente, nella seconda metà dell’XI secolo, lungo la Via Postumia ed è uno degli insediamenti monastici benedettini più importanti della regione.
Con il testamento del 1135, Alberto Sambonifacio dotò il monastero di estese proprietà che consentirono una vita serena ai benedettini che lo abitavano.
Il primo abate di cui si ha conoscenza è Uberto, della famiglia Sambonifacio e verso la fine del XII secolo il Vescovo di Verona e quello di Vicenza concessero all’abbazia i diritti di decima in un territorio che va da Caldiero a Locara, consentendole di raggiungere il suo l’apice per i vari possedimenti in varie località del veronese e anche del ferrarese e per la giurisdizione ecclesiale sulle chiese di San Nicola, San Vito, San Zeno e San Giovanni di Lorcara, di San Nicola a Bardolino e Chiesa di San Tommaso Cantuariense a Verona, nonostante nel 1195 il monastero avesse solo dieci monaci.
Dopo il Concilio di Trento ( 1545-1563) e l’abolizione delle commende, a Villanova arrivarono i benedettini Olivetani dell’Abbazia di Santa Maria in Organo di Verona che cominciarono a recuperare terreni e affitti usurpati, a vendere proprietà lontane e a ristrutturare e ampliare la corte rurale e gli edifici monastici.
Nel 1771 un decreto della Serenissima aboliva i monasteri con meno di dodici religiosi, pertanto, il monastero fu soppresso e il 21 settembre fu inviato un sacerdote a dirigere la parrocchia.
La chiesa divenne solo sede parrocchiale e fu privata delle proprietà terrriere, del complesso monastico, della corte rurale e della cripta.
Nel 1925 Don Gaetano Martinelli, parroco dal 1901 al 1935, riuscirà a riunire la cripta alla chiesa e a far tornare visibile, nel 1934, gli affreschi sulla vita di San Benedetto da Norcia, mentre il suo successore, Don Giuseppe Dalla Tomba, parroco dal 1939 al 1985, continuò l’opera di rinascita dell’abbazia con scoperte e recuperi ottenendo da Papa Pio XII il titolo di abate-parroco pro-tempore di Villanova nel 1949.
Conclusa la visita all’Abbazia di Villanova, nuova meta del viaggio è stato il Santuario Mariano dedicato alla Madonna della Strà (o chiesa di San Michele).
La pieve di San Michele sorge accanto ad una antica strada romana che conduceva da Verona ad Este, denominata Imperiale Berengaria, ma più conosciuta con il nome di Porcilana. Una lapide, che si trova a Verona presso il Museo Lapidario Maffeiano, ricorda l’anno della erezione della chiesa, il 1143, anche se gli storici dell’architettura romanica veronese nutrono dei dubbi se i lavori del 1143 siano stati un rifacimento o una nuova costruzione.
Attorno alla chiesa, ma anche nella stessa, sono presenti frammenti di costruzioni precedenti che fanno ipotizzare l’esistenza di una chiesa di età longobarda, sempre dedicata a San Michele, sorta su un edificio pagano, forse di natura funeraria. Questo dimostrerebbe qui come in altre località del veronese la funzione cimiteriale delle molte chiese dedicate all’Arcangelo venerato dai Longobardi.
Nel XIV secolo l’interno dell’edificio fu certamente decorato con affreschi, alcuni tuttora visibili, mentre al 1497 risale la collocazione della statua della Madonna della Strà, opera di Giovanni Zebellana.
La peste del 1630 uccise 280 persone a Belfiore e, cessata l’epidemia, a Belfiore i fedeli istituirono il 16 agosto 1630 la festa votiva di ringraziamento alla Madonna della Strà per la liberazione dal morbo.
La facciata della Chiesa, rivolta verso occidente, è a salienti ed è costituita da corsi alternati di tufo e di cotto.
Al centro della facciata è presente il portale rettangolare, protetto da un protiro pensile. Sopra quest’ultimo una bifora con archi a tutto sesto che dà luce alla navata centrale. La facciata è completata dai quattro spioventi in pietra calcarea con decorazione ad archetti pensili e una cornice a denti di sega. Nella facciata sono presenti cinque scodelle di maiolica, simboleggianti le cinque piaghe di Cristo, un unicum dell’architettura romanica veronese, mentre era elemento comune nelle facciate delle chiese longobarde e sembra attestare una influenza emiliana, come le marcolfe (volto umano scolpito su pietra, posto sopra l’uscio di casa o su un arco stradale in alcune zone dell’Appennino settentrionale). La zona dell’abside presenta materiali eterogei, mentre la parte inferiore dell’abside centrale e di quella meridionale è costituita da ciottoli di fiume alternati a corsi di tufo. Il campanile, addossato alla parete settentrionale della chiesa, presenta una pianta quadrata ed è di incerta datazione, con la copertura a pigna in laterizio e con agli angoli quattro pinnacoli.
Internamente la chiesa si presenta a tre navate chiuse da tre absidi e copertura a capriate lignee in quella centrale, ad unico spiovente nelle laterali. Le navate sono divise da tre colonne per parte alternate a due pilastri, le pareti sono a bolognini di tufo nella zona inferiore , mentre nelle parti alte vi è un’alternanza tra il tufo e i ciottoli disposti a spina di pesce con interessanti capitelli delle colonne in tufo preromanici. Su due pilastri sono presenti delle iscrizioni: sul penultimo pilastro a destra riferita ad Aberico di Zevio, in quella a sinistra dell’altare si ricordano l’esecuzione della statua della Madonna il giorno della sua incoronazione.
Nel penultimo pilastro un’epigrafe latina ricorda la vittoria dei veronesi sui mantovani il 26 giugno 1199 e la presa di Argenta da parte del condottiero scaligero Salinguerra.
Nella nicchia dell’altare maggiore, risalente al 1750, è collocata la statua della Madonna con Bambino, venerata col titolo di Madonna della Strà. Il simulacro, ligneo policromo, è opera dell’artista veronese Giovanni Zebellana che lo realizzò nel 1497, come scoperto grazie al restauro avvenuto tra il 1986 e il 1988 e promosso dalla Soprintendenza alle Belle Arti.
La visita a queste meraviglie del passato si è conclusa verso sera con il ritorno a casa ed un doveroso ringraziamento è d’obbligo a Donatella Danieli, ad Emanuela Barzoi e a Barbara Buttura, responsabile della Biblioteca del Comune di Malcesine, che hanno organizzato la gita e consentito di visitare luoghi testimoni del tempo che tramandano all’umanità l’arte e la civiltà dei popoli che ci hanno preceduto in questo mondo inquieto alla ricerca sempre di pace e di certezze.
Giuseppe Romano
Malcesine, 15 Maggio 2026
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