mercoledì 31 dicembre 2025

Alcune riflessioni su "La perfezione non è un dettaglio" di Fabrizio Avena

 

Fabrizio Avena, artista palermitano che vive e lavora a Verona, ha voluto portarci a conoscenza del suo viaggio attraverso l’Italia con una splendida opera fotografica che racconta i luoghi che fanno parte della sua vita e della sua cultura descrivendo, per immagini, i monumenti e le bellezze artistiche che sono patrimonio della nostra Nazione e che contribuiscono a incrementare il turismo nazionale e internazionale.

Il titolo “La perfezione non è un dettaglio” ci anticipa i temi affrontati dall’autore con la fotografia, descrivendo dettagli che non vengono percepiti dal visitatore “normale”, ma rappresentano, invece, l’essenza dell’opera fotografata.

Rigorosamente in bianco e nero (ad eccezione solo di alcune foto a colori che segnano il percorso artistico dell’Autore, tra le quali, – Statua equestre di Cangrande della Scala, Donna con vestito lungo, Castelvecchio a Verona – Annunciata di Antonello da Messina, Cappella Palatina a Palermo), le foto raccontano i luoghi vissuti o visitati dall’Autore (Verona, Mantova, Sabbioneta, Venezia, Padova, Palermo, Area archeologica del Monte Jato, Solunto, Milano, Sciacca, Agrigento, Lago di Garda), con un gioco di ombre che pongono in evidenza particolari che esaltano e rivalutano il luogo o l’oggetto fotografato. A completamento di ogni opera l’Autore, con un breve commento, chiarisce al lettore luogo e personaggi fotografati descrivendo anche l’attimo che lo ha ispirato a immortalare quanto da lui visto.


Ripercorrendo l’intera opera non possiamo non menzionare, per ogni città menzionata, alcune foto che, più di altre, suscitano, a parere dello scrivente, bellezza ed emozione al lettore:

                                                                      Verona


Riflessi di una vetrina; Raggi di una bicicletta con l’Arena sullo sfondo; I luoghi di Giulietta e Romeo; Castelvecchio.


                                                                     Mantova


La torre dell’Orologio; Palazzo Ducale; Palazzo Te.


                                                                      Sabbioneta


Sculture equestri; Il teatro.


                                                                      Venezia


S. Marco; Palazzo Ducale; i canali e le gondole; Ponte Rialto; Preti che guardano davanti ad una chiesa; Le maschere.


                                                                     Milano


Il Duomo; La città.


                                                                    Padova


La Basilica di Sant’Antonio; Tempio di San Sebastiano.


                                                                   Palermo


Vista notturna dall’alto; Cappella Palatina; La Vucciria; Ponte dell’Ammiraglio; Fontana Pretoria; Porta Felice.


                                                                                  Monte Jato e Solunto


Teatro della Città di Jato; Resti archeologici.


                                                                    Sciacca


La Vallata; Il castello incantanto; L’isola Ferdinandea.


                                                                    Agrigento


La Valle dei Templi; La villa di Piazza Armerina.


                                                                    Lago di Garda


Castello di Sirmione; Le grotte di Catullo; Peschiera e Lazise; Val di Sogno a Malcesine; il Castello di Malcesine con particolari del borgo.


Un viaggio intenso ed emozionante che mi ha coinvolto.

La fotografia di Fabrizio Avena parla di luoghi, di arte, di popoli.

Testimonia il trascorrere del tempo e la migrazione di genti da una terra all’altra ed i particolari, visualizzati nelle foto, sono il frutto del genio di artisti che hanno fissato, con la loro arte, il loro tempo ed hanno consentito a noi che viviamo questo secolo di ricostruire le società che, nei secoli, ci hanno preceduto.


                                                                                     Giuseppe Romano

      Malcesine, 30/12/2025

giovedì 25 dicembre 2025

Un altro Natale

 

Era Natale anche per noi che

correvamo, gli abiti di festa,

con le sedie in mano a caccia

di posti nella angusta chiesa

custode di anime innocenti.


I signori a mostrare le pellicce

che non servivano nell’inverno

fenice e misterioso in prima fila.


Dopo i signori, si poteva baciare

il piede del bambino per lucrare

indulgenze e, forse, il Paradiso.


Le stelle a illuminare la stalla e il

cielo per quel bambino deputato

a salvare le anime dell'universo.


Anche adesso è Natale, la gente

a credere nei sogni, inseguendo

le luminarie e gli effimeri regali.


In oriente le terre sono colorate

dal sangue di anonimi preda di

mercanti senza cuore che fanno

guerre e danni a popoli spogliati.

E, nel silenzio di giornate fredde,

scopri un’ombra che, sordida, nega

accoglienza a bimbi, giunti da terre

aliene colpite da fame e guerra, rei

di pregare un Dio di diverso nome.


E’ Natale. Un bimbo silente piange.


                               Giuseppe Romano


24/12/2025


domenica 21 dicembre 2025

La visita

 

Se venissi a trovarti,

senza che tu lo sapessi,

ti troverei con i capelli

sciolti, come io sogno di

guardarti, senza rossetto

sulle labbra e gli occhi

colore di giada liberi da

trucchi maliziosi.


Arrossiresti per la sorpresa, il

cuore pronto a battere di gioia,

le ciabatte poste all’angolo

in attesa dei tuoi piedi nudi

pronti ad arare il pavimento

freddo della stanza.

Forse abbracceresti il mio avido

corpo, che freme di nostalgie

sepolte negli armadi polverosi,

abbagliato da semplici parole.


Infine un grazie per la visita

improvvisa e subito le scuse

per informare che il tempo

tiranno non consente di navigare

canali occupati da barche obsolete.


All’angolo della stanza, l’albero

di Natale ancora spento che ospita

pacchetti con regali da scoprire.


                           Giuseppe Romano

21/12/2025


giovedì 11 dicembre 2025

Storia della Croce Rossa Italiana

 

 

UNIVERSITA’ DEL TEMPO LIBERO

MALCESINE – PALAZZO DEI CAPITANI


ANNO ACCADEMICO 2025-2026


- Storia della Croce Rossa Italiana.

Relatore: Marco Faraoni.


Una storia lunga 101 anni.

Con questo breve incipit Marco Faraoni, divulgatore della Croce Rossa Italiana - Comitato di Bardolino Baldo Garda, inizia il suo intervento, programmato questo pomeriggio a Palazzo dei Capitani del Comune di Malcesine nell’ambito delle lezioni dell’Università del tempo libero per l’Anno Accademico 2025-2026, per illustrarci il percorso della Croce Rossa Italiana dalla sua fondazione ai giorni nostri.

Premessa necessaria riandare molto indietro negli anni al fine di avere cognizione della sanità militare prima del 1859 nel corso delle battaglie napoleoniche. I feriti venivano lasciati sul campo e venivano soccorsi dai compagni al termine della battaglia o finiti dal nemico.

Dominique-Jean Larrey, medico francese (1766-1842) in servizio presso la Grande Armata, si rende conto dell’importanza di curare i feriti già sul campo di battaglia e inventa le “ambulanze volanti” attraverso le quali i chirurghi militari potessero seguire gli spostamenti delle truppe e dare aiuto immediato ai feriti. Organizzò allora un sistema di vetture che dovevano essere allo stesso tempo comode, leggere, solide e capaci di seguire l’esercito e far adagiare per l’intera lunghezza i feriti, senza distinzione alcuna del loro grado, ma solo della gravità delle ferite.

Le postazioni mediche vengono distinte solo da un drappo nero al fine di avere una rapida identificazione del sito occupato.

Precursore di tale nuova visione di fornire cure ai feriti fu il medico napoletano Ferdinando Palasciano (1815-1891), che, arruolato come alfiere medico nell’esercito borbonico, durante la rivolta di Messina disobbedisce al suo comandante e cura indifferentemente i soldati borbonici e i patrioti. Processato e condannato a morte, dopo avere convinto i medici militari che a tutti feriti dovevano essere assicurate le cure prescindere dalla loro apprtenenza, viene graziato da re Ferdinando.

Per Ferdinando Palasciano i feriti erano tutti sacri a prescidere a quale esercito appartenessero e non potevano essere considerati come nemici perché compito di un medico è curare tutti i malati.

Il 24 giugno 1859 tre eserciti (Piemontese, Francese e Austriaco) si affrontano in una battaglia (Battaglia di Solferino) che lascia sul campo circa 14.000 morti e 23.000 feriti, nonché altri 23.000 feriti indiretti e malati. Il cittadino svizzero Jean Henry Dunant (1828- 1910), in viaggio per affari, è testimone dell’arrivo di tanti feriti nel piccolo villaggio di Castiglione delle Stiviere. Per la mancanza di luoghi adatti i feriti vengono ricoverati nelle chiese, nelle strade, nelle case e molti muoiono. Per mancanza di medici militari molte donne e lo stesso Dunant si prodigano volontariamente a prestare loro assistenza a prescindere del colore dell’uniforme.

Ispirato dal grave momento, Dunant scrive un piccolo testo “UN SOUVENIR DE SOLFERINO” che esce nel 1862 in 1600 copie editate a sue spese con il quale racconta la sua vicenda, porta la sua testimonianza e getta i germi di quella che sarà l’idea meravigliosa e rivoluzionaria della Croce Rossa, portando personalmente il testo a conoscenza delle autorità dell’epoca.

A seguito della pubblicazione di tale libretto il generale Dofour, il giurista Moynier, vari medici e lo stesso Dunant si prodigano per individuare alcuni principi comuni per creare un vero diritto umanitario da applicare ai conflitti armati e nel 1863 esperti e rappresentanti di varie nazioni si ritrovano per raggiungere tale obiettivo.

Nasce la Prima Convenzione di Ginevra ( 15-22 agosto 1864), approvata da 12 stati fra i quali l’Italia, con la quale si stabilisce che in guerra i feriti sono considerati neutrali, così come il personale sanitario adibito al loro soccorso. Si ritiene opportuno, inoltre, creare in ogni stato dei gruppi organizzati (Società di Soccorso) per assistere i feriti in tempo di guerra (Società di Croce Rossa) e doversi non considerare nemico il nemico ferito e bisognoso di assistenza.

Successivamente detti principi vengono ampliati con protocolli aggiuntivi estendendoli alle forze armate sul mare, ai prigionieri di guerra, ai civili in tempo di guerra, ai beni culturali in tempo di guerra.

Nel 1863 viene adottato come emblema una croce rossa in campo bianco, mentre nel 1876 il governo turco, per motivi religiosi adotta a simbolo la mezzaluna rossa; nel 2005 si aggiunge un terzo protocollo con un nuovo simbolo: il cristallo rosso.

L’uso dell’emblema è a scopo protettivo accordato dalle Convenzioni di Ginevra ed è esteso alle unità ed ai mezzi di trasporto sanitari e viene utilizzato sia in tempi di guerra che in tempi di pace.

I 7 principi fondamentali della Croce Rossa sono basati sul volontariato, precisi, limitati e comprensibili da tutti, al fine di non prestare il fianco a confusione e a strumentalizzazioni politiche, il tutto per rispondere ad una precisa azione umanitaria:

UMANITA’ - IMPARZIALITA’ – NEUTRALITA’ – INDIPENDENZA – VOLONTARIATO – UNITA’ – UNIVERSALITA’.


Il 15 giugno 1864 viene costituito il “Comitato Milanese della Associazione Medica Italiana per il soccorso ai malati e ai feriti in guerra” grazie al Dott. Cesare Castiglioni e grazie alle prime adesioni da parte di varie personalità di spicco del mondo scientifico, industriale e letterario. Si creano quattro sezioni con competenze varie per l’approvvigionamento di merci, l’istituzione di presidi, il reclutamento di personale medico e infiermeristico, l’acquisizione di mezzi idonei al trasporto.

L’Associazione viene approvata dal Ministero della Guerra e il 1° giugno 1866 il Ministero della guerra disciplina l’organizzazione ponendo regole militari ai componenti delle squadriglie e l’uso di una divisa.

Durante la III^ Guerra d’Indipendenza i volontari soccorrono i feriti garibaldini e i feriti sul mare e successivamente prestano i loro aiuti in diversi conflitti, Si ricorda particolarmente la campagna di Eritrea e la battaglia di Adua (1895-1896) dove il sovrano etiope Menelik II° chiese ed ottenne che i prigionieri italiani fossero consegnati alla CRI in cambio di assistenza ai feriti e malati etiopi e italiani.

La Croce Rossa Italiana, col trascorrere del tempo, viene utilizzata in diversi settori necessari di un intervento immediato (agricoltura, epidemie, infortuni sul lavoro, guerre, terremoti, alluvioni), in missioni di pace all’estero, in catastrofi internazionali, cioè in tutti quei luoghi che hanno bisogno di assistenza e di conforto umano.


Per finire Marco Faraoni ci illustra i compiti del comitato locale Bardolino Baldo Garda informandoci che sono quelli del Servizio Soccorso Emergenza con Ambulanza e Idroambulanza, di Informazione e Protezione Civile, di Formazione Sanitaria.

Infine si sofferma su una grave malattia: la poliemielite che si diffonde da individuo a individuo principalmente per vie oro-fecali.

Questa malattia viene curata inizialmente presso l’Istituto Chirurgico Ortopedico Marino di Valtorta in Provincia di Trieste (1920); nel 1947, a seguito della occupazione delle truppe tedesche durante la II^ guerra mondiale, l’Amministrazione passa al Comitato CRI di Verona che nel 1949 acquista Villa Basse in località Val di Sogno a Malcesine per trasformarla in Ospedale ospitando i primi bambini, aumentandone progressivamente la capienza fino a 84 nel 1951. Acquistata anche Villa Cologne Stademann si completa l’Ospedale di Malcesine dotandolo anche di cucine per la distribuzione di cibi ai pazienti. Dopo l’ampliamento si ricoverano anche gli adulti con una presenza giornaliera di circa 250 ricoverati divenendo uno dei migliori ospedale d’Italia con strutture sanitarie all’avanguardia.

Alla metà degli anni ‘70, in occasione della prima riforma sanitaria, la struttura passò in gestione pubblica attraverso la cessione della CRI alla Regione Veneto.

La Croce Rossa Italiana, attraverso i Volontari, i Mezzi, le Strutture varie, ci assicura benessere e soccorso e costituisce un esempio continuo per il miglioramento della nostra quotidianità.

                                                                                         Giuseppe Romano                           


Malcesine, 10 Dicembre 2025

giovedì 4 dicembre 2025

Il mito di Icaro

 

UNIVERSITA’ DEL TEMPO LIBERO

MALCESINE – PALAZZO DEI CAPITANI


ANNO ACCADEMICO 2025-2026


- Il mito di Icaro.


L’uomo, fin dagli albori, ha avuto nelle sue corde la voglia di nuove conoscenze e di nuove esplorazioni. Avventure nuove, la scoperta di nuovi mondi, la realizzazione di nuovi congegni che avrebbero consentito di spostarsi da un luogo all’altro con celerità e sicurezza.

E’ l’argomento che il Ten. Col. Alessio Meuti, già in servizio presso l’Aeronautica Militare, con diverse esperienze nei vari settori dell’Arma, ha affrontato nella lezione odierna: Il mito di Icaro.


Ma chi era Icaro? E’ quale è il periodo in cui è collocato il fatto che fa da filo conduttore alla narrazione che affascinerà i presenti?


Icaro era figlio di Dedalo, scultore tra i migliori che abitavano ad Atene e personaggio proposto dalla mitologia greca, architetto e inventore, costretto a fuggire da Atene dopo avere ucciso il nipote ed aiutante Calo che lo iniziava a superare nelle sue attività artistiche.

Dedalo si rifugia a Creta, ospite di Minosse, re dell’isola, che lo incarica di realizzare diverse opere. Quando la moglie Pasifae partorisce il Minotauro, nato dall’unione con il toro divino mandato da Poseidonea, Minosse incarica Dedalo di realizzare un labirinto da dove non si può uscire per rinchiudervi il mostro metà uomo e metà bestia partorito dalla moglie.

Intanto a Creta Dedalo si innamora di Naucrate, una delle schiave del re Minosse, che dà alla luce Icaro.

Quando Arianna, figlia del re Minosse, chiede a Dedalo di far uscire Teseo, di cui si era innamorata, dal labirinto e Dedalo aiuta il ragazzo ad uscirne sano e salvo, il re, infuriato, fa rinchiudere Dedalo e il figlioletto Icaro nel labirinto. Disperato per l’impossibilità a fuggire, Dedalo comincia a progettare un modo per fuggire da quel labirinto di pietra, raccoglie un gran numero di penne d’uccello unendole con la colla e modella due paia d’ali per lui e per suo figlio per levarsi in volo e fuggire dal labirinto e dall’isola.

Publio Ovidio Nasone, poeta romano nato a Sulmona il 20 Marzo 43 a.C., tra i principali esponenti della letteratura latina, nella sua opera capolavoro “Le Metamorfosi” al libro VIII narra della vicenda di Icaro e del suo tragico volo, della preparazione e dei consigli che Dedalo elenca al figlio per la riuscita del volo (non volare troppo alto o troppo basso, evitare il sole, seguire le sue indicazioni), con ciò affrontando una questione morale che deve essere seguita per mantenersi nella giusta via; ma Icaro, felice per questa nuova esperienza, non segue le indicazioni del padre e precipita dopo che la cera, materia usata per attaccare le ali, al contatto del sole, si liquefa facendo venir meno il collante che consentiva alle ali di fare da motore al volo.

Il mito di Icaro, con il suo folle volo, ha ispirato numerosi artisti che hanno raffigurato, in tempi diversi, la drammaticità dell’evento, tutti evocando ciò che il volo ha rappresentato per l’uomo: desiderio dell’ignoto e ansia di raggiungere lo scopo origine del cammino intrapreso.

Ma Dedalo e Icaro non sono i soli che tentano la via del volo, altri personaggi mitologici si avventurano nella ricerca dell’ignoto perché è nella natura dell’uomo esplorare la vita al di là di ciò che è lo scibile umano.

Col trascorrere dei secoli il cielo diventa fonte di osservazione e, ispirandosi a Icaro, gli scienziati iniziano a progettare macchine volanti che consentiranno di sorvolare le terre e gli oceani nei tempi che conosciamo.

Agli inizi del 1900 anche il poeta Gabriele D’Annunzio rimane affascinato dalla magia del volo e ne diventa il cantore.

Icaro diventa protagonista e piglia in mano le operazioni con D’Annunzio che cambia la prospettiva del mito e invita Dedalo a partire.

Anzi il 9 agosto 1918, unitamente ad altri aviatori, si avventura in un’impresa senza precedenti e vola con un aeroplano SVA-1 sui cieli di Vienna per lanciare 50mila volantini tricolore con cui, provocatoriamente, si esortavano gli austriaci a mettere fine alla guerra: “Noi voliamo su Vienna – si legge nel manifestino – potremmo lanciare bombe a tonnellate. Non vi lanciamo che un saluto a tre colori: i tre colori della libertà. Noi italiani non facciamo la guerra ai bambini, ai vecchi, alle donne – si legge ancora -. Noi facciamo la guerra al vostro governo nemico delle libertà nazionali, al vostro cieco testardo crudele governo che non sa darvi né pace né pane, e vi nutre d’odio e d’illusioni”.

Indubbiamente un messaggio di pace che adesso non viene raccolto dal l’uomo avido e guerresco che ha già utilizzato e utilizza questi mezzi anche a scopi militari provocando morti e distruzioni come ci è dato di vedere negli ultimi tempi in innumerevoli paesi del mondo.

Il mito di Icaro però resiste e, come sopradetto, è stato il faro che ha indicato a molti artisti la via da seguire nelle loro opere.

Uno degli autori che ha immortalato la caduta di Icaro è Marc Chagall (1887 – 1985) di origine russa, ma naturalizzato francese, che nella sua opera “La caduta di Icaro” ritrae la tragedia mitologica della caduta di Icaro con una composizione dinamica che simboleggia l’ambizione e la tensione tra sogno e realtà e racchiude in sé l’essenza del destino “inevitabile” contro cui nulla possono gli ammonimenti del padre Dedalo a non avvicinarsi troppo al sole al fine di evitare la fatale e rovinosa caduta.

Altro pittore che tra le sue opere ha rappresentato il mito di Icaro è Pieter Brueghel il Vecchio (1525/1530 circa – 1569) olandese, che nel suo dipinto “La caduta di Icaro” raffigura un personaggio goffo, che dimena le gambe e precipita in mare a testa in giù. Il temerario personaggio mitilogico, con le sue ali di cera, viene meno alla raccomandazione del padre che gli consiglia di non volare troppo vicino al sole e, quindi, destinato a cadere. Il dipinto raffigura la scena in un olio su tela e l’artista relega Icaro in un angolo, soffermandosi sull’uomo con l’aratro, sul cavallo e sul solco da tracciare. Infine raffigura un pescatore e un pecoraio con lo sguardo verso l’alto, personaggi che non si curano di Icaro che sta annegando, ma che si attengono solo ai compiti loro assegnati.

Tanti altri artisti hanno raffigurato o scolpito Icaro tra i tanti il pittore Joos de Momper II (Paesaggio con la caduta di Icaro), lo scultore Antonio Canova (Dedalo e Icaro) e Matisse (Icaro).


Icaro, protagonista di una storia (o di una leggenda?) che ha fatto da apripista a più ambiziosi traguardi che hanno portato l’uomo su mete che, col passare del tempo, hanno valicato le montagne, il cielo, l’universo, in una continua, misteriosa ascesa che, in futuro, ci condurrà, forse, a conoscere mondi ancora ignoti.

                                                                            Giuseppe Romano

 

    Malcesine, 3 Dicembre 2025

lunedì 1 dicembre 2025

La voce

 

Ho voglia di ascoltare

la tua voce quando la

mattina mi sveglio con

la pioggia battente che

contamina le persiane,

le foglie gialle marcite


Quel silenzio che copre

i vuoti e illude i neuroni

di un vecchio desioso di

carezzare un viso ancora

fresco e di catturare luce

dagli occhi tuoi luminosi.


La voce non accompagna

i passi diventati vacillanti

stravolti dagli anni avanti.


All’orizzonte un’invisibile

ombra acquieta la tormenta

che seduce i miei sogni e fa

tacere il vento bloccando le

nubi per non svelare il sole.


                             Giuseppe Romano


1/12/2025

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...