sabato 28 febbraio 2026

Mantova, da Mantegna a Rubens: una città vicina con tanta storia da raccontare.

UNIVERSITA’ DEL TEMPO LIBERO

MALCESINE – PALAZZO DEI CAPITANI


ANNO ACCADEMICO 2025-2026


- Mantova, da Mantegna a Rubens: una città vicina con tanta storia da raccontare.

Relatore: Prof.ssa Luciana Calzà.


L’interessante argomento che l’Università del Tempo Libero propone nella lezione di oggi riguarda la storia di Mantova, una città nota per le bellezze artistiche legate ai suoi monumenti e ai Gonzaga che ne furono i Signori dal 1328 fino al 1707.

Mantova nacque su due isolette create dai detriti del Mincio e tutt’ora è bagnata per tre lati dal fiume che forma a nord-ovest il Lago Superiore, a nord-est il Lago di Mezzo, ad est il Lago Inferiore.

Il luogo fu occupato prima dei Romani e, in età non precisabile, III o IV Secolo, si ebbe a Mantova la diffusione del Cristianesimo, come attestano la tradizione di San Longino e il culto delle reliquie del Sangue di Cristo, custodite nei Sacri Vasi nella Basilica di Sant’Andrea.

Caduto l’Impero Romano, la città subì le invasioni dei barbari e le diverse denominazioni di Goti, Bizantini, Longobardi e Franchi, finché, intorno all’anno Mille, entrò a far parte dei domini feudali della famiglia degli Attoni, detta Canossa, la cui ultima rappresentante fu la Contessa Matilde (1046-1115).

Dopo la morte di Matilde di Canossa, Mantova si resse a libero Comune e, difendendo la propria libertà dalle forze imperiali, si abbellì di magnifici edifici (Palazzi del Broletto e della Ragione), prosciugò le acque palustri del Mincio e si cinse di mura.

Nel 1273 Pinamonte Bonacolsi si impedronì del potere e la sua famiglia signoreggiò su Mantova per oltre mezzo secolo accrescendone la floridezza e la bellezza artistica e realizzando Palazzo Bonacolsi, quello del Capitano, l’Arengarlo, la Magna Domus e le chiese del Gradaro e di S. Francesco.

Nel 1323 fu ucciso Rainaldo, l’ultimo dei Bonacolsi, a seguito di una rivolta popolare, e i Corradi da Gonzaga acquisiscono il potere sottraendolo alle ambizioni degli Scaligeri.

Sotto i Gonzaga, nominati marchesi nel 1433 dall’Imperatore Sigismondo e duchi nel 1530 da CarloV, Mantova divenne capoluogo di un notevole stato e conobbe un periodo di gloria militare e di splendore artistico durato circa quattro secoli. In questo periodo furono costruiti diversi edifici, veri capolavori d’arte, fra i quali il Castello di San Giorgio e il Santuario delle Grazie, e molti illustri artisti (Ariosto, il Tasso, il Correggio, il Tiziano e il Cellini), chiamati da Gianfranco Gonzaga, arricchirono i monumenti della città delle loro opere. Ludovico Gonzaga accolse ed esaltò la nuova arte rinascimentale ospitando il Brunelleschi, il Farnelli, l’Alberti, il Laurana, il Mantegna e il Poliziano.

Furono Leon Battista Alberti e Andrea Mantegna a dare l’impronta alla Mantova dei tempi d’oro; dopo, trascorsi gli anni fecondi in cui Isabella d’Este teneva corrispondenza con i massimi artisti e letterati di tutta la penisola, s’aprirà una splendida e generale decadenza con il lungo regno di Giulio Romano, che, oltre alla creazione del Palazzo del Te, si occupò del riordino urbanistico della città .

Nel 1627 si estinse la linea primogenita dei Gonzaga ed iniziò così anche la lenta decadenza di Mantova finché nel 1707, deposto l’ultimo discendente della dinastia, la città passò sotto il dominio austriaco.

Il palazzo Ducale è stata la residenza principale dei Gonzaga e assunse la denominazione di Palazzo Reale durante la dominazione austriaca a partire dall’epoca di Maria Teresa d’Austria regnante.

Ambienti distinti e separati tra loro, furono costruiti in epoche diverse a partire dal XIII secolo, inizialmente per opera della famiglia Bonacolsi e successivamente su impulso dei Gonzaga. Fu il duca Guglielmo ad incaricare il prefetto delle fabbriche Giovan Battista Bertani perché collegasse i vari edifici al fine di creare, a partire dal 1556, un unico grandioso complesso monumentale e architettonico. Morto Bertani nel 1576, l’opera fu proseguita e completata da Bernardino Facciotto. L’interno del palazzo è quasi spoglio perché i Gonzaga, una volta impoveritisi, dovettero vendere opere d’arte e arredi, sottratti in parte successivamente da Napoleone.

Il palazzo del Capitano, che si affaccia su piazza Sordello, è l’edificio più antico del palazzo Ducale. Voluto da Guido Bonacolsi sul finire del duecento, inizialmente è stato costruito su due piani e nei pimi anni del 1300 fu rialzato di un piano ed unito alla Magna Domus dalla monumentale facciata con portico. Il secondo piano aggiunto, è costituito da un unico enorme salone, detto dell’Armeria, o Salone della Dieta, in quanto ospitò la Dieta di Mantova del 1459.

Altri nuclei dell’edificio sono:

- Corte Vecchia, che si affaccia su piazza Sordello;

- Corte Nuova, che si affaccia sul lago;

- Castello di San Giorgio, che si affaccia sul lago.

Il Castello di San Giorgio è uno dei monumenti più rappresentativi della città di Mantova e fa parte della Reggia dei Gonzaga.

Costruito sulle macerie della chiesa di Santa Maria di Capo di Bove a partire dal 1395 e concluso nel 1406 è un edificio a pianta quadrata costituito da quattro torri angolari e cinto da un fossato con tre porte e relativi ponti levatoi.

Isabella d’Este, moglie di Francesco II Gonzaga, chiamò presso la corte numerosi artisti (Andrea Mantegna, il Perugino, Leonardo da Vinci, Ludovico Ariosto e Baldassare Castiglione) contribuendo a fare di Mantova una delle maggiori corti europee e centro artistico letterario.

Il Castello rimane per circa un secolo la residenza del principe ed è famoso per le sue sale (de Soli, degli Stemmi, degli Affreschi, ecc.), tra le quali la più famosa è la “Camera degli Sposi” , meravigliosa stanza del piano nobile del torrione nord-est opera di Andrea Mantegna.

Realizzata nell’arco di nove anni (1465–1475) riadatta lo spazio augusto della stanza cubica con volte su lunette in un susseguirsi di realtà e finzione conferendo all’ambiente un’atmosfera “en plein air”, dando l’idea di trovarsi in un finto loggiato. Lo spazio di ogni parete della camera è stato diviso dall’artista in tre aperture che trasmettono allo spettatore, attraverso ampi archi, paesaggi bucolici e tende mosse dal vento.Gli affreschi sono stati realizzati sia a secco, sia a fresco.

Due sono le scene raffiguranti componenti della famiglia Gonzaga: la “Scena della Corte” e la “Scena dell’Incontro”. In esse il Mantegna rende omaggio ai mecenati che tante committenze gli hanno procurato.

La volta è composta da un soffitto ribassato e al centro si trova il bellissimo “oculo di cielo” dal quale si affacciano putti stupiti e belle donne che osservano dall’alto e sono raffigurati alcuni momenti e fatti della vita dei Gonzaga; si vede una balaustra dalla quale si sporgono una dama di corte, accompagnata dalla serva di colore, un gruppo di domestiche, una dozzina di putti, un pavone e un vaso. La varietà delle pose è estremamente ricca, improntata ad una totale libertà di movimento dei corpi nello spazio, dando un effetto illusionistico eccezionale.

La “Scena della Corte” è un’immagine domestica, dove il Gonzaga Ludovico III è seduto su uno scranno, sotto il quale c’è il suo cane preferito, dietro di lui sta in piedi il terzogenito Gianfrancesco, con sulle spalle un bambino, al centro Vittorino da Feltre, precettore del marchese e dei figli, al centro la moglie Barbara di Braganza con una bambina alle ginocchia, inoltre altri personaggi e in basso sta la nana di corte Lucia che guarda direttamente lo spettatore.

Rappresentato è un servo che si avvicina per consegnarli una lettera, che il Gonzaga tiene fra le mani. In questa lettera viene data notizia che il figlio Francesco viene fatto cardinale.

La “Scena dell’Incontro” ci narra l’incontro di Ludovico III con il figlio Francesco eletto cardinale. Nella scena due bambine in basso e in alto si intravede una città, con dei tratti di Roma, dove si nota il Colosseo. Una città ideale che sta al di sopra della città reale.

In questi affreschi troviamo tutto: il cielo e la terra, l’alto e il basso, gli uomini e gli animali, e tutti i contrasti trovano un’armonizzazione assoluta, come succede nella grande arte.

Sono affreschi importanti per due motivi:

1) - Mantegna è un pittore famoso per essere innamorato dell’antichità, quindi un classicista e dipinge i suoi quadri con capitelli e colonne. In questa stanza fa una cosa diversa, supera questa rigidezza classicista e in primo piano vi sono i volti delle persone note che ha voluto ritrarre.

2) – Le pareti dipinte dell’epoca si basavano su eventi biblici, su fatti mitici, mentre in questo caso vengono descritti avvenimenti connotati alla realtà, al presente, diventando così arte universale e assoluta.

Andrea Mantegna (Isola di Carturo, oggi Isola Mantegna, 1431 – Mantova , 1506) si formò a Padova nella bottega di Francesco Squarcione, dove sviluppò un forte interesse per l’arte classica, la prospettiva e lo studio dell’anatomia. Dal 1460 lavorò stabilmemnte a Mantova come pittore di corte dei Gonzaga, realizzando il suo capolavoro (la Camera degli Sposi), celebre per l’illusionismo prospettico e il famoso oculo dipinto. Tra le sue opere si ricordano anche il Cristo morto, la Pala di San Zeno e numerose incisioni, ebbe una grande influenza sull’arte rinascimentale e lasciò una eredità fondamentale per lo sviluppo della prospettiva e del linguaggio classico.

Scesi dalla Camera degli Sposi si può accedere alla Corte Nuova, salendo lo scalone di Enea, edificata nel 1536 da Giulio Romano. L’appartamento Grande è composto da varie stanze fra cui la Sala di Troia con il soffitto e le pareti affrescati con vicende della Guerra di Troia.

La Corte Vecchia ha anch’essa splendide sale decorate e affrescate, con la Sala di Amore e Psiche.

Il Palazzo della Ragione e la Torre dell’Orologio si trovano in Piazza delle Erbe e fanno ombra alla piccola Rotonda di San Lorenzo, chiesa romanica dell’anno 1000 circa. Sempre in Piazza Erbe c’è la Casa del Mercante del 1455 che rammenta i viaggi del mercante Boniforte da Concorezzo.

Una figura che ha segnato profondamente il Rinascimento a Mantova è stato Leon Battista Alberti, nato a Genova nel 1404 da famiglia fiorentina in esilio, che studiò diritto canonico all’Università di Bologna, ma con una formazione più ampia che comprendette letteratura, matematica, filosofia, scienze e arti figurative. Fu architetto, teorico dell’arte, scrittore e matematico e collaborò col marchese Ludovico III Gonzaga, rinnovando la città di Mantova e progettando la Basilica di Sant’Andrea e il Tempio di San Sebastiano.

Alberti fu una delle figure artistiche più poliedriche del Rinascimento per il suo interesse nelle più varie discipline, alla ricerca continua di regole teoriche e pratiche, in grado di guidare il lavoro degli artisti fino alla morte nel 1472.

A Mantova, nel 1600, giunge come pittore ufficiale di Vincenzo I Gonzaga Pieter Paul Rubens per iniziare un nuovo rapporto artistico con la Città, Palazzo Te, i Gonzaga.

Un nuovo momento da vivere e raccontare al prossimo incontro con la Prof.ssa Calzà.



                                                                         Giuseppe Romano


Malcesine, 25 Febbraio 2026

 

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