UNIVERSITA’ DEL TEMPO LIBERO
MALCESINE – PALAZZO DEI CAPITANI
ANNO ACCADEMICO 2025-2026
- L’universo femminile di Klimt fra sensualità e raffinatezza.
Relatore: Prof.ssa Claudia Petrucci.
Il percorso culturale proposto in quest’Anno Accademico dell’Università del tempo libero riguarda oggi un artista che ha segnato gli anni a cavallo tra il 1800 e il 1900 con le sue opere e le sue intuizioni. Anni che avevano affrontato i movimenti patriottici di indipendenza in Europa, nonché diverse scoperte scientifiche che avrebbero rivoluzionato il mondo iindustriale mondiale, indirizzando la vita di popoli verso nuovi sentieri, dando inizio all’era moderna.
L’autore che conosceremo è Gustav Klimt, pittore viennese, e ad accompagnarci in questa nuova conoscenza sarà la Prof.ssa Claudia Petrucci che, attraverso alcune opere dell’autore, ci farà un’analisi critica della pittura di Klimt, con la tecnica da lui utilizzata che ha segnato un percorso unico nella pittura mondiale.
Gustav Klimt nacque il 14 luglio 1862 a Baumgarten, sobborgo di Vienna, secondo di sette fratelli. Il padre Ernst, nativo della Boemia, era un orafo e si presume che il figlio, per mezzo di lui, imparò l’arte di usare l’oro nella pittura. Nel 1876 Gustav venne ammesso a frequentare la scuola d’arte e mestieri dell’Austria, dove studiò arte applicata fino al 1883, imparando diverse tecniche artistiche e formando alcuni personali orientamenti di gusto.
I frutti di tanto arricchimento lo portano ad avere commissionati alcuni lavori (decorazione di un cortile del Kunsthistoriches Museum, pittura di quattro allegorie del Palazzo Sturany a Vienna e del soffitto della Kurhaus di Karlsbad), che lo aiutarono ad avere presto notorietà negli ambienti artistici, nonché la tranquillità economica.
Nel 1888 Klimt riceve, a riconoscimento del suo talento artistico, una benemerenza ufficiale dall’imperatore Francesco Giuseppe e la nomina a Membro Onorario dalle Università di Monaco e Vienna.
L’attività artistica favorisce relazioni amorose con diverse donne (Klimt sarà riconosciuto padre di quattordici figli), anche se l’unica donna che gli sarà compagna fino alla sua morte sarà Emilie Floge.
Nel 1897 Klimt fonda, insieme ad altri diciannove artisti, la “Secessione Viennese”, movimento che, attuando anche il progetto di un periodico-manifesto del gruppo (Primavera sacra) che venne pubblicato mensilmente fino al 1903, aspirava a portare l’arte al di fuori dei confini della tradizione accademica, nonché alla rinascita delle arti e mestieri.
Nel 1903 Klimt si recò due volte a Ravenna dove conobbe lo sfarzo dei mosaici bizantini che gli suggerì, con l’esperienza fatta in oreficeria con il padre ed il fratello, un nuovo modo di trasfigurare la realtà.
Ha inizio il “periodo aureo” con la nascita di alcuni capolavori più celebri come “Giuditta”, “Ritratto di Adele Bloch-Baurer”, “Il bacio”, dove Klimt si presenta convertito all’oro di Bisanzio.
Le tele dell’artista, oramai prossimo ai quarant’anni, si arricchiscono di una spiccata dimensionalità del loro stile e di pregnanti simbolismi con la prevalenza di figure femminili arricchite di un armonioso erotismo.
Il periodo aureo si chiude nel 1909 con l’opera “Giuditta II^”, un’opera caratterizzata da cromie più scure e forti che danno l’avvio al “periodo maturo” dell’artista.
Dopo la stesura di “Giuditta II^ Klimt ebbe un periodo di crisi esistenziale e artistica, l’impero austriaco collassa definitivamente con la prima guerra mondiale e molte certezze artistiche in Klimt cominciano a venir meno; il “periodo maturo” è caratterizzato dall’abbandono del fulgore dell’oro e delle eleganti linee Art Nouveau.
Tra il 1916 e il 1917 dipinge il “Ritratto di Signora”, acquistato successivamente da un industriale piacentino, e il 6 febbrario 1918, colpito da ictus e polmonite, muore a Vienna dove viene sepolto.
Come ci ha illustrato la Prof.ssa Petrucci, per Klimt la donna è stata sempre protagonista nei suoi quadri, dalle prime allegorie al periodo d’oro, agli ultimi dipinti caretterizzati da cromatismo di gusto Espressionista. E dipingere una donna bella, famosa e facoltosa, oltre che fonte di guadagno, costituiva possibilità di instaurare con lei un rapporto privilegiato, una amicizia amorosa utile ad esplorare il mistero dell’universo femminile; una tematica molto vivace nella cultura decadentista di fine ottocento.
A differenza della pittura di fine secolo, dove la donna assume i connotati di un idolo malefico, Klimt guarda al femminile con idolatria, dipigendo la donna con realismo; in Giuditta l’espressione della donna è carica di torbida voluttà, con la bocca dischiusa e gli occhi socchiusi e dietro la testa, sul fondo oro è disegnato un paesaggio arcaico di alberi, montagne e viti.
Del periodo d’oro anche “Il Bacio”, l’opera più famosa di Klimt, è un quadro dove l’uso dell’oro e di frammenti preziosi rendono magica l’atmosfera; emergono i volti di due giovani amanti, sprofondati l’uno nell’altro e uniti dall’estasi amorosa. Una nuvola d’oro li confina lontani dal tempo e dallo spazio dove l’unione carnale è sublimata dall’oro e la donna diventa fonte di vita e di speranza.
Le donne assumono con disinvoltura pose plastiche e accattivanti, emergono, come incastonate nell’oro, con sguardi languidi, talvolta spietati, sempre velatamente e inesorabilmente consapevoli. Corpi femminei sottili e sinuosi, che culminano in un tripudio di chiome rigogliose e conturbanti. Donne decise e indipendenti a testimoniare l’evoluzione del nuovo tempo; donne giovani raffigurate in atteggiamenti erotici, in gravidanza o al crepuscolo della vita seguendo il ciclo naturale del divenire e del trascorrere, testimoniando splendori e consunzione dell’impero austriaco in dissoluzione.
A conclusione dell’analisi sulla pittura di Gustav Klimt, si ritiene opportuno dire, considerato il luogo che ospita i nostri incontri culturali, che il pittore nel 1903, in occasione di un suo breve viaggio in Italia, giunse per la prima volta sul Lago di Garda e, in una successiva visita (1913), tornò per una vacanza che lo condusse a Malcesine in Val di Sogno dove soggiornò nell’allora “Villa Gruber”.
Da una stanza della villa realizzò, sicuramente con l’aiuto di un cannocchiale, “Malcesine am Gardasee” e “Kirche in Cassone”, mentre da zona del “Dos de Feri” “Italienische Gartenlandschaft” che, sullo sfondo mostra le ripide pareti della sponda occidentale del lago.
Sono questi gli unici tre dipinti fatti all’estero.
Giuseppe Romano
Malcesine, 18 Febbraio 2026
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