UNIVERSITA’ DEL TEMPO LIBERO
MALCESINE – PALAZZO DEI CAPITANI
ANNO ACCADEMICO 2025-2026
- Concludiamo il nostro passaggio attraverso Il Purgatorio di Dante (III^ Parte).
Relatore: Prof.ssa Luciana Calzà.
Il viaggio di Dante attraverso il Purgatorio sta per giungere al termine.
La Prof.ssa Calzà ci illustra l’ultimo percorso che completerà la purificazione del poeta prima di incontrare Beatrice e che gli consentirà di salire la scala che lo condurrà al Paradiso.
Dante, Virgilio e Stazio iniziano a salire la scala che conduce al Paradiso Terrestre; il sole sta per tramontare e i tre si sdraiano a terra con Dante che, vinto dalla stanchezza, si addormenta. Il sole e la luce dell’alba lo fanno svegliare e Virgilio lo informa che, finalmente, oggi potrà ottenere quella felicità terrena cercata affannosamente dai mortali.
Queste parole riempiono di gioia Dante aiutandolo a percorrere gli ultimi gradini con grande rapidità.
Virgilio, giunti alla fine della scala, spiega al discepolo che gli sono stati mostrati sia le pene eterne dei dannati dell’Inferno sia quelle temporanee dei penitenti del Purgatorio, ma ora non può più guardare oltre con le sue solo forze. Dante vede il sole che brilla, l’erba, i fiori e le piante del giardino dell’Eden e, invitato da Virgilio, entra nel Paradiso Terrestre in attesa dell’arrivo di Beatrice. Da ora in poi non dovrà più ricevere indicazioni e dovrà affidarsi a se stesso perché Virgilio, non essendo battezzato, dovrà ritornare nel Limbo.
Dante si trova nel Paradiso terrestre, rappresentato come una bellissima foresta, ricca di profumi, ricca di pace e di silenzio. Inoltrandosi nel bosco arriva presso un fiume dal quale traspare una limpidezza che ne rivela la natura divina. Sulla sponda opposta una bellissima donna, Matelda, raccoglie fiori e canta spiegando che, al momento della Creazione, Dio donò all’uomo quel lugo che preannuncia la beatitudine eterna; l’uomo, con la sua colpa, trasformò la beatitudine in dolore non meritandosi di restare in quel Paradiso.
Nella foresta scorrono due fiumi, il Lete, le cui acque hanno la facoltà di cancellare la memoria del peccato, e l’Eunoè che, invece, restituisce il ricordo del bene compiuto in vita. Entrambi nascono da una medesima fonte voluta e creata da Dio. Il vento, invece, proviene dal movimento dei nove celi del Paradiso che girano vicino all’Eden. Matelda conclude il proprio discorso sottolineando che il Paradiso terrestre corrisponde a quell’età dell’oro che i poeti hanno sempre immaginato nella loro fantasia.
Il Lete è un fiume della Campania noto sia per la sua realtà geografica, che per la sua leggenda mitologica, noto come il “fiume dell’oblio”, da cui le anime si abbeveravano per dimenticare le vite passate prima di reincarnarsi; è celebre anche per l’omonima acqua minerale ricca di calcio e con basso contenuto di sodio, attraversa i territori di Letino, Prata Sannita e Pratella, per poi confluire nel fiume Volturno.
Virgilio nell’Eneide e Dante nel Purgatorio lo descrivono come il fiume dell’oblio, dove le anime bevono per dimenticare le loro colpe e vite precedenti.
L’Eunoè è un fiume immaginario situato in cima alla montagna del Purgatorio da Dante e la sua funzione è di restituire alle anime la memoria del bene compiuto nella vita.
Matelda, che accoglie Dante nel Paradiso terrestre, è il simbolo della felicità umana originaria prima del peccato e molti la identificano con\ Matilde di Canossa; inizia a camminare lungo il fiume Lete risalendolo in senso contrario, con Dante che la segue a piccoli passi. Ad un tratto si ferma e invita Dante a guardare e ad ascoltare. Un forte bagliore attraversa la foresta mentre si diffonde una dolce melodia. Inizia una lenta, festosa e solenne processione che sfila sotto gli occhi di Dante: E’ l’allegoria del manifestarsi di Dio nella storia attraverso l‘Antico Testamento, Cristo, la Chiesa e il Nuovo Testamento.
La processione è composta da ventiquattro anziani (i ventiquattro libri del Vecchio Testamento), dietro quattro animali (simbolo dei quattro vangeli) ed in mezzo un carro trionfale (simbolo della chiesa) trainato da un grifone con le ali alzate (Cristo); accanto alla ruota destra del carro avanzano tre donne (una rossa, una verde e l’altra bianca) immagine delle virtù teologali ( Fede, Speranza e Carità) e altre quattro alla sinistra, vestite di rosso, che rappresentano le virtù cardinali (Giustizia, Fortezza, Prudenza e Temperanza). Seguono altre figure di anziani che rappresentano San Luca, San Paolo, Pietro, Giovanni, Giacomo e Giuda e, infine, San Giovanni, autore dell’Apocalisse, che chiude la processione. Si ode un tuono e la processione si ferma: sta per avvenire l’incontro con Beatrice (Canto 30 del Purgatorio).
Beatrice appare tra un tripudio di fiori ed un coro di angeli, è vestita di rosso, con un mantello verde, un velo bianco che le copre il viso e una corona di ulivo, simbolo di pace e sapienza; Dante, nel vederla, viene sopraffatto dall’antica passione, resta turbato e cerca l’aiuto di Virgilio che, però, è scomparso; allora Dante scoppia a piangere. (E lo spirito mio, che già cotanto/ tempo era stato ch’a la sua presenza/ non era di stupor, tremando, affranto,// sanza de li occhi aver più conoscenza,/ per occulta virtù che da lei mosse,/ d’antico amor sentì la gran potenza.).
Beatrice rimprovera Dante con parole dure perché mentre lei era in vita si era comportato bene, dopo lei morta invece si era rivolto ad altri amori e altri interessi, abbandonando la retta via. Il poeta abbassa lo sguardo e le lacrime iniziano a scorrere copiose; per questo motivo si era resa necessaria la discesa nel Limbo al fine di chiedere a Virgilio di guidare Dante nel viaggio tra i dannati per mostrargli i loro tormenti e poi guidarlo fino a lei. E’ necessario adesso spargere lacrime di pentimento sincero e ricevere un secondo battesimo purificatore nel fiume Lete che cancellerà il ricordo del male compiuto. Beatrice insiste ancora nei rimproveri e invita a seguirla nei suoi discorsi per comprendere come la sua morte avrebbe dovuto guidarlo, comprendendo che le cose terrene sono fallaci e che si sarebbe dovuto rivolgere alle cose celesti ed eterne anzicchè dedicarsi ad altre donne e ad altri piaceri. Dante rimane muto e con gli occhi bassi e Beatrice lo invita ad alzarsi e a guardarla. La visione della fanciulla e la sua bellezza provocano nel poeta uno stordimento e un rimorso così profondo che lo fanno cadere svenuto. Ripresi i sensi, si trova immerso nel fiume Leto. Matelda lo sostiene, trascinandolo nell’acqua fino alla riva opposta, dove gli immerge il capo obbligandolo a bere, mentre il poeta ode il canto degli angeli Asperges me (“Mi aspergerai”). Ancora bagnato, viene affidato da Matelda alle quattro donne (le virtù cardinali) che, danzando intorno a lui, lo conducono davanti al grifone della processione celeste. Beatrice sta immobile e fissa la fiera. Grazie alle tre donne (le virtù teologali) riesce a scorgere il grifone che si rivela avere una duplice natura come Cristo (uomo di Dio). Poi, le tre donne supplicano Beatrice di sollevare il velo e di mostrare la divina bellezza del suo sorriso oltre a quella degli occhi. Al suo apparire Dante scrive che nessuno sarebbe capace di descriverne la suprema perfezione.
Nel canto XXXII la processione continua e Beatrice sale su un carro trionfale. La processione si ferma sotto l’albero della conoscenza del bene e del malee il grifone lega il carro all’albero che rifiorisce miracolosamente per indicare la redenzione portata da Cristo.
A questo punto Dante assiste a una visione allegorica complessa che rappresenta la storia della Chiesa.
- un’aquila (l’impero romano) piomba sul carro richiamando le persecuzioni della Chiesa nei primi secoli;
- una volpe (simbolo dell’eresia) tenta di entrare nel carro, ma viene scacciata da Beatrice;
- un drago (simbolo di Satana o della corruzione) colpisce il carro, che ne risulta danneggiato;
- infine il carro viene trasformato da una prostituta e da un gigante: la prostituta rappresenta la Chiesa corrotta, il gigante il potere politico che la domina.
Dante rimane profondamente turbato da questa visione che denuncia la decadenza morale e spirituale della Chiesa.
Con le ultime istruzioni di Beatrice si conclude il viaggio di Dante nel Purgatorio (Canto XXXIII); Dante, purificato e ormai pronto a salire al Paradiso, viene condotto da Matelda al fiume Eunoè e dopo avervi bevuto è completamente purificato, dimenticato il male (grazie al fiume Lete) e rafforzato la memoria del bene.
Il Canto si chiude con Dante puro e pronto a salire alle stelle verso il Paradiso, completando così il cammino di redenzione iniziato nell’Inferno.
(Io ritornai da la santissima/ rifatto sì come piante novelle/ rinovellate di novella fronda,/ puro e disposto a salire le stelle.//)
Dopo il viaggio attraverso l’Inferno, anche quest’anno la Prof.ssa Calzà ci ha condotto per mano per potere approfondire la nostra conoscenza della Divina Commedia.
Un percorso sempre lucido e lineare, corredato da illustrazioni antiche che hanno ancora più esplicitato il pensiero illuminato del grande poeta.
Ci aspetta il Paradiso che, siamo certi, sarà nuova fonte di istruzione per il nostro sapere.
Giuseppe Romano
Malcesine, 28 Gennaio 2026
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