UNIVERSITA’ DEL TEMPO LIBERO
MALCESINE – PALAZZO DEI CAPITANI
ANNO ACCADEMICO 2025-2026
- Proseguiamo la nostra lettura della Commedia: Il Purgatorio (I^ Parte).
Relatore: Prof.ssa Luciana Calzà.
Il viaggio continua.
Dante, lasciato l’Inferno, si appresta a raggiungere, sempre con il suo Maestro Virgilio, il Purgatorio.
E’ di ciò che la Prof.ssa Calzà ci parla oggi, con la consueta competenza, alla lezione programmata dall’Università del tempo libero per l’Anno Accademico 2025 – 2026.
Premessa necessaria sapere cosa si intende per Purgatorio.
Mentre l’Inferno riceve le anime senza redenzione, il Purgatorio riceve le anime che, pur avendo peccato, si sono pentite. Inoltre non è un regno eterno, ma è destinato a finire con la fine del mondo, con le anime lì collocate destinate a salvarsi.
Detto che nelle Sacre Scritture non si parla di Purgatorio, secondo Dante il Purgatorio era un’altissima montagna a forma di cono, situata su un’isola al centro dell’emisfero australe agli antipodi di Gerusalemme, composto da Antipurgatorio, sette cornici e il Paradiso Terrestre sulla cima, dove le anime si purificavano cantando e procedendo verso l’alto, dal peccato più grave (base) a quello più lieve (cima).
La possibilità di espiare i peccati veniali dopo la morte fu argomento di discussione fra molti teologi della Chiesa del 1500 e la vendita delle indulgenze praticata dai Papi Giulio II e Leone X favorì varie posizioni critiche fino allo scisma dal cattolicesimo ufficializzato nel 1521.
Martin Lutero (1483 - 1546), teologo tedesco, fu il principale riformatore religioso iniziando il protestantesimo con la conseguenza della scomunica e il successivo scisma dalla Chiesa Cattolica.
Il Purgatorio di Dante, come detto, era suddiviso in sette cornici, nelle quali si espiano i sette peccati capitali: superbia, invidia, ira, accidia, avarizia, gola, lussuria.
In apertura l’Antipurgatorio e in chiusura il Paradiso terrestre. Costruito specularmente all’Inferno, l’ordine dei peccati risulta capovolto: il cammino di Dante è infatti dal peccato più grave a quello più lieve. Custode del Purgatorio è Catone l’Uticense che viene presentato nel I° Canto ed è scelto da Dante per essere simbolo del valore morale della libertà politica; in ogni cornice c’è un custode angelico (rappresentante dell’esercito di Dio).
Nessuna anima può uscire dall’Inferno, solo Dante e Virgilio vi riescono per la somma bontà di Dio che consente loro di proseguire il viaggio per il Purgatorio.
L’Antipurgatorio comprende la parte più ripida della montagna, accoglie le anime dei negligenti (pentiti in punto di morte), gli scomunicati, i pigri a pentirsi, i morti di morte violenta, i prìncipi che in vita si dedicarono più alle cure della politica che a quelle dell’anima. Queste anime devono attendere un certo periodo prima di accedere al Purgatorio a seconda dei peccati che li hanno condannati. Gli angeli hanno un ruolo importante e accompagnano i defunti da un luogo all’altro, confortandoli, combattendo il maligno, con San Michele Arcangelo che è il capo delle milizie celesti e custode della giustizia. L’Angelo Nocchiero traghetta le anime sulla barca e l’Angelo Portiere segna le fronti con le P per simboleggiare i peccati da espiare; a guardia dell’Antipurgatorio Marco Porcio Catone l’Uticense che rappresenta la sintesi di etica stoica, diritto naturale e libertà morale. Morto suicida e non cristiano dovrebbe trovarsi nel Limbo, ma Dante lo erge a custode del cammino della purificazione per la sua funzione giuridica, morale e politica, incarnando la suprema testimonianza di libertà. L’atto di Catone, pur suicida, è segno di un sacrificio superiore, di una fedeltà alla legge della libertà che trova il suo compimento non nella morte, ma nella custodia di coloro che intraprendono il cammino verso la vita eterna.
Catone viene presentato da Dante come colui che custodisce il Purgatorio con questi versi: “Libertà va cercando, ch’è si cara, come sa chi per lei vita rifiuta”; e pertanto un uomo che si uccide per preservare la libertà merita di esserne il custode.
Dante, fuggiasco da Firenze per motivi politici, si rivede, quindi, in Catone che, nemico del tiranno Cesare, si toglie la vita per opporsi, con questo gesto estremo, al tiranno.
Dopo che Virgilio spiega a Catone i motivi che hanno ispirato il cammino di Dante iniziato con l’Inferno, prima di affrontare la salita, questi prescrive a Dante un duplice rito necessario per presentarsi all’angelo guardiano: detergere il volto con la rugiada per eliminare la sporcizia e la caligine dell’Inferno e cingere i fianchi con un giunco per resistere alla spiaggia e alla forza del mare.
Intanto approda una barca che conduce alcune anime destinate al Purgatorio; all’arrivo un’anima vorrebbe abbracciare Dante che non riesce a farlo poiché l’anima non ha un corpo, ma é eterea; trattasi di Casella, musico e cantore fiorentino, amico di Dante. I due si fermano a parlare fino a quando Catone li invita a proseguire il cammino.
Dante e Virgilio riprendono a salire e incontrano Manfredi, figlio di Federico II di Hohenstaufen, che narra a Dante della battaglia di Benevento e del suo corpo dissepolto e disperso dal vescovo di Coaenza. Proseguendo nel loro cammino, Dante e Virgilio incontrano i morti di morte violenta, tra i quali Iacopo del Cassero, ucciso per volere di Azzo III Bonconte da Montefeltro e Pia de’ Tolomei, uccisa dal marito. Le anime, accorgendosi che Dante è vivo, lo pregano di raccontare di loro ai vivi.
Si è giunti al Canto VI del Purgatorio. Dante incontra anime dei morti per violenza tra i quali Compare Sordello di Goito, poeta mantovano come Virgilio. Scoperto che Virgilio è suo concittadino lo accoglie con grande affetto; il gesto commuove Dante che riflette amaramente sulla situazione politica dell’Italia. Segue l’invettiva contro l’Italia, descritta come una nave senza guida, lacerata da lotte interne, incapace di trovare pace.
Al prossimo incontro la Prof.ssa Calzà approfondirà questo Canto che si può definire politico, frutto dei tempi vissuti, anche personalmente, da Dante.
Giuseppe Romano
Malcesine, 14 Gennaio 2026
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