Esplorare
il territorio che ti circonda è sinonimo di conoscenza,
apprendimento, evasione dalla vita quotidiana.
Con
questo spirito, la Prof.ssa Michela Bertuzzi, docente presso
l’Istituto Comprensivo di Malcesine, ha organizzato il 14/10/2023
una escursione a Molina di Ledro al fine di visitare il Museo delle
Palafitte del Lago di Ledro, nonché il territorio confinante con il
Lago di Ledro.
Della
comitiva facevano parte alcune docenti dell’Istituto, accompagnate
da alcuni amici, il sottoscritto e, soprattutto, il Maestro Giacomo
Bertuzzi, profondo conoscitore del territorio, nonché enciclopedia
vivente per quanto riguarda la flora e la fauna esistente in tutta la
zona dal Monte Baldo al Trentino.
Partiti
da Malcesine, località posta sul Lago di Garda in Provincia di
Verona, abbiamo raggiunto il paese di Molina di Ledro che si trova
sulla sponda orientale del Lago di Ledro.
Nel
1929, a seguito di un abbassamento del livello del lago, dovuto al
prelevamento dell’acqua necessaria al funzionamento della nuova
centrale idroelettrica di Riva del Garda, vennero alla luce alcuni
pali risalenti all’età del bronzo.
Iniziò
così la storia delle palafitte, con il ritrovamento di più di
10.000 pali, testimonianza dell’insediamento palafitticolo che
esisteva sul Lago di Ledro durante l’età del bronzo, più di 4.000
anni fa.
Nacque
l’esigenza di realizzare un museo per la raccolta e la esposizione
dei reperti ritrovati al fine di testimoniare l’esistenza di un
popolo che aveva calcato il territorio oltre 4.000 anni fa.
Il
Museo delle Palafitte del Lago di Ledro è il cuore pulsante della
ReLED, la rete museale della Valle di Ledro, ed è parte della rete
territoriale cui fa capo il Muse (Museo delle Scienze di Trento).
La
struttura del muse risale agli inizi del 1970 e, da semplice
contenitore di reperti, ha saputo trasformarsi in un vero e proprio
polo museale, con una crescita costante negli anni.
Inoltre,
all’attività di esposizione, si è affiancata la ricerca
archeologica e la didattica con programmazione di attività estive.
Dallo
studio dei reperti emersi dalle ricerche archeologiche, si evince che
le attività degli uomini delle palafitte dovevano essere quelle
relative all’agricoltura, all’allevamento, all’artigianato,
alla pesca.
Attività
diverse che consentivano loro di espletare anche il commercio che
dava loro un’autonomia per vivere con tranquillità nella società
di quel tempo.
Saba,
la saggia sciamana, Bacmor, il valoroso guerriero, Massangla, la
dolce fanciulla, e Otzi, lo sconosciuto viaggiatore, sono gli
abitanti del villaggio palafitticolo sulle sponde del Lago di Ledro.
La
visita guidata ci ha consentito di conoscere la capanna della
Sciamana, vero e proprio simbolo del Lago di Ledro, alla quale si
sono aggiunte altre tre capanne (quella del Capo Villaggio, quella
degli artigiani e quella di agricoltori, cacciatori e pescatori)
tutte corredate da oggetti rinvenuti nel tempo.
Ultimata
la visita del sito archeologico relativo alle palafitte, abbiamo
visitato il territorio adiacente al Lago di Ampola.
Il
lago d'Ampola rappresenta un ambiente di estremo interesse dal punto
di vista naturalistico: è uno dei pochissimi laghi che ancora si
presenta allo stato naturale e ospita una grande varietà di animali
e piante .
Incastonato
nell’alta Valle di Ledro, era in origine, insieme al Lago di Ledro,
un unico grande bacino, formato per sbarramento alluvionale.
Questi
lembi di Natura, pressoché intatti dall'opera di trasformazione del
territorio operato dall'uomo, offrono rifugio per la sopravvivenza e
la riproduzione di numerose specie botaniche e animali. In queste
aree, il territorio, la vegetazione e la fauna, fra loro in
equilibrio, formano variegati e complessi ecosistemi, vere oasi di
naturalità all'interno di un ambiente altrove plasmato in zone
agrarie, industriali o urbane.
Durante
il percorso siamo passati da una calchera, forno di origine antica
che aveva lo scopo di creare la calce.
Ci
siamo, pertanto, fermati, ed il Maestro Bertuzzi ci ha illustrato le
caratteristiche del manufatto.
Formato
da una struttura di sassi squadrati resistenti al calore, era
costruito nei pressi di una strada allo scopo di facilitare il
trasporto di rocce calcaree e legname.
Acceso
il forno, era alimentato da legna per alcuni giorni, col fine di
ottenere circa 250 Kg di calcare cotto.
Raggiunta
la temperatura di oltre 800°, la roccia calcarea si trasformava in
calce viva, che, raffreddata dall’acqua, si trasformava in calce
spenta. Dopo diversi trattamenti, non ultimo la mescola con sabbia,
si formava la malta, materiale utilizzato per l’edilizia.
Interessanti
notizie utili ad arricchire il nostro bagaglio culturale, avido
sempre di novità.
Ultimata
la fase relativa allo scopo della escursione, abbiamo raggiunto un
rinomato ristorante della zona per soddisfare oltre che lo spirito,
anche il corpo.
Un
grazie a tutti i partecipanti ed al Maestro Bertuzzi, fonte
inesauribile di dati scientifici.
Giuseppe
Romano
Malcesine,
17/12/2020