lunedì 1 giugno 2026

Ottanta

Raccolgo le fila del mio essere,

rivedo la luce col lampione e la

terra, a volte arida a volte umida,

che dà la vita all’albero di cedro e

al gelso che, maestoso e ombroso,

custodisce la strada sterrata e l’aia,

pronta ad ascoltare parole vane che

non riempiono domani da scoprire.

Il mio corpo non ancora deputato

a mirare stelle, eppure già nutrito

da mia madre con sforzo e amore.

Solo città dirute dalla guerra, morti

ancora da contare sul suolo amico,

nazione da fondare e la speranza di

vedere l’alba con la fine dell’inferno.

Ma dalle macerie sorge sempre il sole;

il popolo, chiamato a decidere il futuro

con il voto, segnava una nuova linea di

nazione e con le donne, che ci donano

la vita e ci proteggono, a partecipare in

massa la prima volta con anima gioiosa.

Un mesetto dopo nascevo anch’io, suono

delle campane a festa per Santa Rosalia e

un bimbo nato da una madre appena sposa

e la prole di una donna in cielo da accudire.

Per intanto la Repubblica cresceva a passi

lenti per rimarginare le ferite, non scordare

la storia, piantare il sacro seme della pace.

Crescevo e imparavo lento le parole, terre

lontane facevano parte del mio mondo e la

vita assaporava lacrime di gioia e di dolore.

Giorni e notti in alternanza, luci e ombre si

danno il cambio indifferenti agli umori che

investono sempre anime dannate e amabili.

La Repubblica e l’emigrante che insegue la

speranza del vivere normale, in compagnia

del vento e della pioggia, con la neve e con

sole a giorni alterni, conquistano anno dopo

anno ottanta primavere che sanno di vissuto,

di speranza e di futuro da vivere con i sogni

della notte, liberi dal buio che navi, condotte

da finti timonieri, le ciglia finte ad incantare

il mondo, disseminano alla deriva senza meta.


                                   Giuseppe Romano


1/06/2026


Il 2/06/2026 l’Italia festeggia

Ottant’anni ed io dopo un mese e mezzo.


Nessun commento:

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...