lunedì 4 gennaio 2021

Croce ostile

 

 Cosa ci faccio io quassù,

a patire freddo e solitudine

non scelti, ma imposti, per

vagheggiare gloria e incenso

di incorporei traghettatori?


Ho già patito il Golgota,

l’arroganza di Pilato, i chiodi

per fissare i miei arti incatenati.


Non basterà il gelo a obliare

le pene che ho subito, né

contemplare il lago da lontano

per perdonare, cheto, la superbia.


Il vento colpirà le mie carni

con imperterrita violenza,

lacerando ancora e ancora

il cuore trapassato dalla lancia.


Il popolo perplesso, deputato a

raccogliere le foglie già cadute,

inseguirà la barca, con le vele

tese e la croce ostile abbandonata.

                      Giuseppe Romano

4/01/2021

1 commento:

Anonimo ha detto...

tenue e malinconica. l ho letta volentieri, mi è piaciuta.

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